Bussi, da oggi parte la fase due del riscatto

La Scb apre il cantiere di un nuovo impianto industriale per produrre sostanze disinquinanti
BUSSI SUL TIRINO. L’obiettivo è quello di cancellare il marchio maledetto di discarica d’Abruzzo dalla storia di Bussi. La parola d’ordine è riparare i danni che altri hanno fatto nel passato. Con l’aiuto di fondi agevolati la Società Chimica Bussi oggi fa un altro passo in avanti nella produzione di prodotti chimici 4.0 che puntano all’ambiente. E dopo l’avvio dell’impianto per la produzione di Pac, finalizzato all’ingresso nel mercato strategico della depurazione delle acque, Scb si appresta installare le apparecchiature che costituiranno il nuovo impianto di clorito di sodio. Oggi l’apertura del cantiere.
«La Società Chimica Bussi prosegue nel percorso di sviluppo identificato dal piano industriale all’insegna della responsabilità ambientale, restituendo competitività e prospettive a un polo chimico di rilevanza internazionale e dimostrando come sia possibile rilanciare gli storici siti industriali facendo impresa in modo sostenibile e innovativo», così esordisce il presidente e amministratore delegato, Domenico Luigi Vito Greco.
«La costruzione di questo impianto rappresenta un ulteriore passo verso il consolidamento delle prospettive di sviluppo di lungo periodo, riportando il sito produttivo in una posizione di leadership nel panorama industriale italiano ed europeo. Siamo per questo orgogliosi», continua l’a.d., «di evidenziarne la portata strategica con un evento alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni»
L’apertura del cantiere ai visitatori istituzionali si terrà questa mattina, alle 10.30, nello stabilimento che si trova in piazza Elettrochimica. Saranno presenti, tra gli altri, il governatore, Marco Marsilio e l’assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo. Con l’occasione, la società illustrerà lo stato di avanzamento del piano industriale e gli ulteriori progetti di sviluppo. Il programma della giornata in fabbrica prevede, alle 10.30, l’accoglienza e i saluti da parte degli azionisti; alle 11, l’apertura del cantiere e alle 11.30 la relazione sullo stato di avanzamento del piano industriale che ha visto rinascere un sito diventato tristemente famoso ed etichettato come la più grande discarica d’Europa.
Un marchio fortemente negativo che la comunità di Bussi oggi respinge in modo deciso. E può farlo grazie all’investimento industriale di Scb che rappresenta una sorta di riscatto di immagine per la Valpescara e per il resto dell’Abruzzo. Chiuso il capitolo del lungo processo per la discarica dei veleni di Bussi, quindi se ne apre un altro dove l’obiettivo è diventato il disinquinamento, attraverso la produzione di sostanze come il Pac, (cloruro di polialluminio), utilizzato per la depurazione delle acqua. Una vera e propria inversione di tendenza di una storia che comincia nel 1902 quando a Bussi sul Tirino nasce il primo sito elettrochimico d’Italia che, nel tempo, registra cambi di nomi e proprietà fino a diventare Ausimont spa, del Gruppo Montedison.
Nel 2002, la società viene acquisita dal Gruppo Solvay Solexis, trasformandosi nel 2005 in Solvay Chimica Bussi di proprietà al 100% di Solvay Chimica Italia, la quale ne ha perfezionato la cessione nel 2016 alla nuova proprietà. La Società Chimica Bussi oggi impiega oltre 80 lavoratori ed è partecipata da agosto 2016 dall’imprenditore Donato Todisco, leader nel settore chimico, e da Domenico Greco, manager con una vasta esperienza nell’ambito dei progetti di rilancio nello specifico settore. Qual è il core business della Scb? Si tratta di un’azienda chimica attiva essenzialmente nella lavorazione di inorganici di base (cloro e suoi derivati). Per ora i principali prodotti sono: cloro, soda caustica, ipoclorito di sodio, acido cloridrico. In aggiunta, la Scb produce e commercializza la linea di prodotti Eureco, sbiancanti/disinfettanti ecologici. Ma il sogno da realizzare resta l’idrogeno per la mobilità sostenibile.

