C’era una volta la nicchia della pasta senza glutine

6 Febbraio 2015

Boom dei prodotti per celiaci, che entrano nella lista della spesa monitorata dall’Istat In Abruzzo un mercato per produttori di dimensioni medio-piccole. E arriva anche Verrigni

PESCARA. Fino a qualche anno fa era considerato un prodotto farmaceutico, oggi invece è così tanto diffuso che l’Istat l’ha inserito nel “paniere della spesa”, l'elenco dei prodotti di largo consumo delle famiglie, utilizzato per il calcolo dell'inflazione. Parliamo del cibo (e delle farine) senza glutine, e in particolare della pasta e dei biscotti fatti senza farina di grano (della quale il glutine è una semi-proteina), bensì con farina di mais, di riso, di grano saraceno, amido di mais, patate in fiocchi reidratate, fecola di patate.

Per i celiaci mangiare cibi “senza” è vitale, perché il glutine danneggia l’intestino; dietologi e nutrizionisti lo raccomandano sempre di più sostenendo che è più salutare. Di qui una sempre maggiore attenzione dei produttori alimentari e la crescita esponenziale del mercato. E l’Abruzzo si è preparato a questa “rivoluzione”? Come?

Chi ha subito creduto e abbracciato la produzione zero glutine è Pietro Falco Rotunno che, uscito dalla ex Delverde, investì sulla Bioalimenta, sempre a Fara San Martino. Oggi la Biolimenta è presente nei negozi specializzati e negli scaffali della grande distribuzione con una lunga serie di formati di pasta, gnocchi e perle con la linea Farabella. La Bioalimenta è inoltre andata incontro alle esigenze dei celiaci allargandosi ai prodotti da forno, cioè pane e derivati, e ai sughi pronti per un condimento al sicuro da ogni possibile contaminazione.

Anche Rustichella d’Abruzzo ha percepito il potenziale del mercato: da 5 anni ha avviato la commercializzazione “glutin free”. «Prodotti di punta sono gli gnocchi e le perle di patate. Sono pastorizzati, non da conservare in frigo, con una shelf life di 18 mesi», sottolineano al pastificio di Pianella. Rustichella ha poi unito la produzione Bio con aggiunta di purea di verdura e purea di frutta fresca. La linea ha un pack accattivante studiato dalla titolare Stefania Peduzzi.

Quasi totalmente destinata all’export è rivolta la produzione senza glutine di Don Silvestro, uno dei mini-pastifici che costituiscono la rete dell’eccellenza abruzzese.

E’ invece imminente l’arrivo sul mercato di un antico pastificio. Si tratta di Verrigni, a Roseto dal 1898, che a marzo vara la nuova linea "Sine Gluten": Pur trattandosi di una nicchia di mercato, conferma la titolare Francesca Petrei Castelli, la richiesta di prodotti senza glutine è in crescita esponenziale. In termini di fatturato pari al 7-10% del totale, secondo le previsioni. «La celiachia è la risposta dell'organismo ai grani di poca qualità. Questo ci ha spinto a migliorare la linea dedicata ai celiaci», spiega l'imprenditrice, «completando l'offerta con altri prodotti gluten free alternativi, come crackers e grissimi a base di riso, mais e carota». A prezzi contenuti, assicura Francesca Pretrei Castelli: «Si tratta di un servizio e non di una linea su cui lucrare. La linea dietetica non rappresenta il core business dell'azienda».

Chi lavora da tempo nel settore è l'azienda di Giulio Amadio Fiore a Controguerra che produce, trasforma e vende con il marchio “Gioie di Fattoria” il grano saraceno “no-glutine”. Anche il saraceno è macinato artigianalmente nel mulino a pietra aziendale (metodo Fiore, autorizzato) e poi commercializzato in forma di farina (pura) e pasta (mista a cereali) per i tradizionali pizzoccheri. Ma non sempre è sufficiente a soddisfare la clientela romana (e locale) che ama fare merenda con crépes dietetiche a base di saraceno. E quando il prodotto non basta si ricorre al Consorzio di produttori del Trentino, patria del rustico vegetale .

(ha collaborato Jolanda Ferrara)

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