«C’è paura ed è frutto spesso di troppa disinformazione»

8 Ottobre 2014

L’AQUILA. Paura, frutto spesso di disinformazione, ma non solo. L'Abruzzo è una regione che sconta un ritardo nella diffusione della cultura della donazione. «Serve tanto impegno, campagne nelle...

L’AQUILA. Paura, frutto spesso di disinformazione, ma non solo. L'Abruzzo è una regione che sconta un ritardo nella diffusione della cultura della donazione. «Serve tanto impegno, campagne nelle scuole, spiegare ai più giovani la donazione», dice Franco Papola, responsabile del Centro di Tipizzazione tissutale dell'ospedale dell'Aquila, dove ha sede il Registro regionale dei donatori di midollo osseo, «ma nella donazione in vita c'è ovviamente un altro atteggiamento».

A parlare della donazione di organi post mortem è Antonio Famulari, direttore dell'Unita operativa complessa di trapianti d'organo sempre al San Salvatore di L'Aquila. «I dati rivelano che la propensione ad accettare la donazione di fronte al dramma della morte, è soprattutto nei genitori di ragazzi giovani. Invece i parenti di persone decedute in età avanzata difficilmente sono propensi a donare. Questo si comprende pensando che i giovani parlano di donazione in casa, affrontano il tema, si informano, e i genitori anche in un momento così drammatico sono pronti alla scelta».

Come conferma la presidente dell'Aido regionale Milena Di Giovanni, la sorpresa è che i giovani incominciano ad interessarsi al tema: «Sono anni che faccio da volontaria la sensibilizzazione alla donazione, e nel tempo ho visto un mutamento. In passato dovevamo noi avvicinare le persone, ora si avvicinano loro al banchetto. Sono soprattutto giovani. Devo dire che l'Abruzzo, sì, è indietro rispetto al Nord, ma non è in condizioni così negative. La sensibilizzazione spesso passa attraverso noi volontari, ed è molto difficile coinvolgere le persone, portarle a parlare di donazione. Il luogo fondamentale dove questo deve avvenire è la scuola. Lì da dieci anni mi fanno la stessa domanda: “Se faccio un incidente e muoio mi tolgono subito gli organi?”».

La risposta la dà direttamente il professor Famulari: «Assolutamente no. La comprensione di questo è centrale. Questo pensiero diffuso sta cambiando anche grazie alla legislazione una delle più garantiste sul tema. Per dichiarare una persona morta, tre medici, rianimatore, medico legale e neurologo esperto di neurofisopatologia vengono chiamati a verificare eventuali atti cerebrali. Controllano 6 ore l'adulto e 12 i bambini sotto cinque anni. Prima però c'è il rianimatore che accerta la morte cerebrale, solo poi chiama la commissione».

Fondamentale è dunque creare la cultura della donazione nelle famiglie, nelle scuole e tra i medici di base. Per questo sabato 11 a Roma si terrà la Giornata europea della donazione.

Barbara Bologna

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