«Caccia, basta favori alle lobby»

5 Ottobre 2018

Legambiente “spara” a zero sull’assessore Pepe che non dà lo stop domenicale

PESCARA. Legambiente interviene sulla querrelle della gestione della caccia al cinghiale e chiede alla Regione «un cambio radicale: basta favori alle lobby dei cacciatori e ai politici che non sanno di cosa parlano».
Gli ambientalisti considerano «assurde» le ultime polemiche emerse in merito al protocollo sottoscritto tra aree protette e Regione, per il contenimento e la gestione delle popolazioni in sovrannumero dei cinghiali. «C’è chi ancora utilizza in chiave elettorale», insiste Legambiente, «il mondo venatorio e le loro richieste fuori luogo e oramai fuori dal tempo. Nel protocollo sono chiari i punti di azione e di tutela messi in atto attraverso il coinvolgimento dell’Ispra e l’azione diretta delle aree protette per contenere un fenomeno che innanzitutto danneggia la biodiversità, oltre che gli agricoltori e i cittadini tutti. In questo documento non si fa altro che ribadire il richiamo e il rispetto delle leggi in vigore e l’adozione di pratiche di controllo della popolazione del cinghiale, attraverso le catture e gli abbattimenti selettivi previsti dalla legge in materia di aree protette». Legambiente attacca il mondo venatorio che, in Abruzzo, «non ha saputo dare nessuna risposta concreta, ma ha invece contribuito a produrre e aggravare il disastro attuale» e si rivolge, poi, alla classe politica «attuale e passata» per chiedere «quali azioni hanno messo in campo per fermare la deriva venatoria utilizzata come unica modalità di gestire la fauna in Abruzzo, le risorse spese senza ottenere risultati e perché ci ritroviamo sempre gli stessi funzionari pubblici a occuparsi di caccia nonostante i palesi fallimenti».
Ma l’ultima stoccata è il punto chiave della nota di Legambiente, riservata all’assessore regionale alla Caccia Dino Pepe che, ieri, ha bocciato la richiesta del ministro Costa del silenzio venatorio domenicale. «Rappresenta la parte più arretrata della maggioranza di governo regionale», bacchettano gli ambientalisti, convinti che «interrogarsi sul silenzio venatorio anche la domenica, non può essere inteso come una mera scelta tra ambientalisti contro i cacciatori, ma deve essere inquadrata nella riflessione politica in atto che vede la regione Abruzzo capofila di una nuova strategia per il turismo attivo e sostenibile, una scelta strategica al di sopra delle parti che fa della regione dei Parchi anche quella dell’ecoturismo e del vivere gli spazi naturali in libertà». «È chiaro», concludono, «che questo trend di presenze turistiche si concentra maggiormente nei week-end e quindi bisogna ragionare tutti insieme su come far collimare la crescita positiva di queste presenze e l'attività venatoria in sicurezza. (c.s.)