Caccia, è subito battaglia sul nuovo calendario

12 Luglio 2014

La Regione prevede l’apertura il 21 settembre con preapertura il 7 e il 14 Il Wwf attacca: dannosa continuità con il passato. L’assessore Pepe cambi passo

PESCARA. Riparte il braccio di ferro tra Regione e ambientalisti sul calendario della caccia. Pochi giorni fa l’ufficio caccia della Regione ha presentato una bozza di calendario venatorio che il presidente regionale del Wwf Luciano Di Tizio promette di impugnare davanti al Tar. Il calendario prevede l’apertura della stagione di caccia il 21 settembre, la chiusura il 31 gennaio 2015. Sono previste preaperture il 7 e 14 settembre per Tortora, Merlo, Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia; e un possibile posticipo all’8 febbraio 2015 per Ghiandaia, Gazza, Colombaccio, Cornacchia grigia. «Il Wwf si sarebbe atteso dal nuovo governo regionale un cambio di passo deciso, nel rispetto di quanto disposto dalla magistratura in questi anni», dichiara Di Tizio ricordando le 14 pronunce della magistratura amministrativa contro la Regione. «La proposta rappresenta purtroppo una totale e inaccettabile continuità con il passato: si tratta in pratica dello stesso testo dello scorso anno. Chiediamo all'assessore Dino Pepe scelte coraggiose». Il coordinatore delle Guardie ambientali e del “gruppo caccia” del Wwf Abruzzo, Claudio Allegrino, indica come criticità del calendario «la preapertura della caccia ad alcune specie già dai primi di settembre e il posticipo della chiusura al mese di febbraio, periodi in cui molte specie sono ancora i fase di nidificazione o all'inizio della migrazione prenuziale. È intollerabile estendere i periodi di caccia anche in considerazione delle gravi lacune pianificatorie dell'Ufficio Caccia regionale. L'Abruzzo continua a basarsi su un Piano Faunistico Venatorio Regionale scaduto da diversi anni e ormai superato. È inoltre inaccettabile l'estensione del periodo di caccia a diverse specie, provvedimento per il quale già l'anno scorso l'Ispra (l'istituto che per legge deve fornire supporti tecnico-scientifici sui calendari venatori regionali, ndr.) ha espresso parere sfavorevole». Mirko Di Marzio, rappresentante Wwf nella Consulta regionale della caccia, mette l’accento sulla mancata tutela dell’orso in alcune aree: «Il Tar Abruzzo, con una sentenza del 2013, ha evidenziato che la Regione Abruzzo ha mancato di proteggerlo, evitando di normare in maniera più stringente l'attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie».

«Di fronte a una situazione di emergenza come quella che sta vivendo l'orso bruno marsicano, specie simbolo dell'Abruzzo, è del tutto indispensabile», conclude il presidente Luciano Di Tizio «prevedere una protezione della specie nell'intero areale di distribuzione individuato nell'accordo Patom, che si ricorda è stato sottoscritto dalla stessa Regione».