Caiazza: logica incomprensibile Tucci: credibile il mio assistito

21 Novembre 2015

L’AQUILA. Gli occhi di Guido Del Turco, il figlio dell’ex presidente della Regione Abruzzo, si fanno rossi di emozione in un baleno, subito dopo le parole pronunciate dal presidente della Corte d’Appe...

L’AQUILA. Gli occhi di Guido Del Turco, il figlio dell’ex presidente della Regione Abruzzo, si fanno rossi di emozione in un baleno, subito dopo le parole pronunciate dal presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Luigi Catelli che ha in sostanza sancito in questo secondo grado di giudizio per il processo Sanitopoli una pena di molto ridotta rispetto a quella richiesta dalla Procura della Repubblica. Non dice una parola; parlano invece gli avvocati.

«È difficile capire questa sentenza e la singolare distinzione che è stata fatta sulle varie dazioni, quindi bisognerà attendere di leggere il dispositivo il 18 febbraio prossimo per capire come siamo stati assolti dall'80% dei reati e condannati per il 20». Così Giandomenico Caiazza, difensore di Del Turco, «ho l'impressione che questa sentenza sia stata scritta con una terza visione dei fatti».

«Per il mio assistito cade definitivamente l’accusa di corruzione dalla quale è stato assolto perché il fatto non sussiste. È stato un testimone affidabile», commenta, invece, Gianluca Tucci, il difensore di Vincenzo Angelini, ex patron delle case di cura Villa Pini, e grande accusatore di Del Turco, che aggiunge: «La sentenza ha stabilito che deve essere risarcito e chiarisce una volta per tutte la credibilità del mio assistito». Si dice «profondamente deluso» il difensore di Camillo Cesarone, Marco Femminella. «Non riesco a capire, la corte ha riconosciuto un terzo degli episodi contestati, ce ne restano in piedi quattro. Perché?», chiede, «come è possibile? Perché siamo credibili su 4 episodi sì e su 19 no? Poi assolti dall’associazione a delinquere... Forse davvero c’è una terza versione come dice Caiazza».

È soddisfatta, infine, Cristiana Valentini, avvocato di Luigi Conga: «Siamo passati da una condanna a 9 anni, a una di zero anni. Però in concreto la pronuncia di prescrizione non decide sulla colpevolezza e di questo, invece, siamo delusi, perché siamo convinti dell’innocenza». Sul ricorso in Cassazione alcuni avvocati già si dicono pronti.

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