«Cannabis, perché è giusto liberalizzarla»

26 Luglio 2016

Amato: io sono soprattutto per l’uso terapeutico, ma il mercato va tolto alla criminalità

PESCARA. È partita ieri la discussione alla Camera sulla liberalizzazione della cannabis. In aula è intervenuta anche la deputata abruzzese Maria Amato, medico, favorevole soprattutto all’uso terapeutico della sostanza.

Onorevole Amato, il parlamento è molto diviso su questo tema.

«Ma il passaggio in aula è stato storico. E per la prima volta abbiamo discusso di questo argomento senza trattarlo come un tabù. Siamo partiti dalle dichiarazioni dell’antimafia, secondo la quale il proibizionismo non ha portato alla riduzione del fenomeno, anzi ha alimentato il mercato della criminalità. Poi in commissione abbiamo fatto un paio di mesi di audizioni ascoltando tutti, dall’Istituto superiore di sanità a chi utilizza la cannabis per fini spirituali».

Dunque liberalizzare è un passaggio obbligato?

«Sì, ma come dice l’antimafia, lo strumento da utilizzare è il monopolio, perché così controlli la sostanza, il mercato e le persone».

Il testo dà anche la possibilità di coltivare in proprio la cannabis.

«In effetti non c'è omogeneità di vedute neanche tra quelli che sono per il sì alla legalizzazione. Molti vorrebbero tenere tutto insieme, io sono per spacchettare la parte che riguarda la cannabis terapeutica dandogli così una corsia preferenziale. Quanto alla coltivazione personale, non sono d’accordo perché non controlli le piantine, e non condivido l’idea dei “social”: 50 soci a 5 piantine l'uno fanno 250 piante, così diventa un business e diventi concorrenziale con lo Stato, che invece deve controllare tutta la filiera».

In che modo?

«Abbiamo il Cra di Rovigo che cura il controllo genetico del seme e arriva fino alla talea, poi sotto il controllo della Finanza le talee vanno allo stabilimento farmaceutico militare di Firenze dove c’è un progetto pilota per l’estrazione del principio attivo. La legge ci serve a normare chi può produrre il farmaco, mentre per la cannabis “ludica” si deve trovare il canale per la distribuzione».

Riguardo alla pericolosità o meno della cannabis ludica ci sono posizioni contrastanti anche tra gli scienziati.

«Intanto il divieto di consumo e di vendita ai minori resta. Poi che la cannabis sia oncogenica non è dimostrato: anche Veronesi dice che è meno dannosa del tabacco. E non si è registrata alcuna morte da overdose di cannabis, perché, per essere letale, la quantità di principio attivo deve essere altissima. Ovviamente non fa bene, ma è anche vero che ormai fa parte del costume e sostiene un mercato illecito che lo Stato deve normare».

Sulla cannabis terapeutica molte regioni hanno già legiferato, anche l’Abruzzo con la legge Acerbo-Chiavaroli.

«L’abruzzo ha una buona legge, ma copre solo le modalità di approvvigionamento del farmaco, che viene importato. Per questo occorre una legge nazionale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA