“Capitali all’alimentare” Chi risponde dall’Abruzzo?

Il Fondo strategico pronto a entrare in aziende che vogliono crescere per l’export Grande fermento finanziario nel mondo del vino, con alleanze e sbarchi in Borsa
PESCARA. Sta per passare un treno di straordinaria importanza, che l’Abruzzo dell’agroalimentare non può perdere. Qui per una volta non c’entra la politica: c’entra la capacità delle imprese di guardare lontano, al di là delle proprietà familiari, per far crescere marchi che diventino protagonisti e non comprimari sui mercati internazionali.
Lunedì a Roma è stato firmato un accordo tra il Fondo strategico italiano (Fsi) e l’Isa, la finanziaria del ministero per le politiche agricole, al fine di convogliare fondi verso le imprese che accettano di aprire il loro capitale per investire e crescere di dimensioni. O che, altra ipotesi, diano luogo a fusioni che abbiano comunque l’effetto di aumentare la massa critica sui mercati internazionali.L’agroalimentare abruzzese, soprattutto in tema di pasta e vino (ma non solo), avrebbe molto da dire, ma al momento è frammentato tra un nugolo di imprese considerate di taglia troppo piccola. L’unica a superare i 100 milioni di fatturato è la De Cecco, che qualche anno fa esplorò l’ipotesi di quotarsi in Borsa, poi rientrata a causa della crisi internazionale. Nel vino, invece, l’unica azienda di dimensioni ormai considerevole, oltre ai due big cooperativi Tollo e Citra, è la Farnese Fantini guidata da Valentino Sciotti, capace di superare i 50 milioni di giro d’affari grazie anche ai capitali di un socio di maggioranza come il gruppo Benetton, che ha spinto molto sull’internazionalizzazione.
In un mondo competitivo come quello di oggi, non sono più tanto attuali slogan come “piccolo è bello” o “”chi fa da sé fa per tre”: in Borsa arrivano uno dopo l’altro marchi del vino che fino a poco tempo erano poco più che aziende agricole di respiro regionale e che oggi sono delle realtà internazionali. A fine gennaio sul listino specializzato Aim si è quotata Italian Wine Brands, azienda da 140 milioni di fatturato nata dalla fusione tra Giordano Vini (leader nelle vendite dirette e per corrispondenza) e Provinco, uno dei maggiori fornitori di etichette italiane alla grande distribuzione internazionale , mentre ieri ha debuttato la veneta Masi Agricola, famosa per il suo Amarone.
Ma anche più vicino a noi qualcosa si muove, se è vero che la Moncaro-Terre Cortesi, una cantina sociale con 862 soci, ha lanciato un prestito obbligazionario da 5 milioni interamente sottoscritto da Pionee, una società di Unicredit.
Si sa che le azienda abruzzesi hanno un grande appeal per gli investitori, come ha confermato in un’intervista al ’Centro’ un esponente di primo piano dello studio Carnelutti di Milano, ma adesso devono osare di più. E da questo punto di vista l’entrata in campo del Fondo Strategico è una grande occasione, dato che parliamo di un soggetto che dispone di miliardi di euro da investire nel made in Italy. Cosa che ha già fatto, peraltro con aziende come Veroni Salumi, Italcarni, Covalpa, Zani, Apofruit, Rigoni di Asiago e Granarolo Bologna.
«Siamo pronti a sostenere progetti di lungo respiro, perché in questo settore i tempi di ritorno sono più lunghi, ma generano ricadute positive», dice il numero uno del Fondo, Maurizio Tamagnini. Una chiamata che aspetta risposte ambiziose dalla terra del Montepulciano.

