Carichieti, i sindacati tirano la volata a Ubi «Ci dà più garanzie»

1 Ottobre 2016

PESCARA. Un “sì” ad Ubi Banca e un “no” ad altri acquirenti arriva dai sindacati, per quanto riguarda l’acquisizione di Carichieti, una delle quattro “good bank”, per le quali la Bce, la banca...

PESCARA. Un “sì” ad Ubi Banca e un “no” ad altri acquirenti arriva dai sindacati, per quanto riguarda l’acquisizione di Carichieti, una delle quattro “good bank”, per le quali la Bce, la banca centrale europea, ha concessa la proroga tecnica alla scadenza caduta ieri sulla vendita dei quattro istituti (gli altri sono Banca Etruria, Banca Marche e Carife, anche se quest'ultimo al momento è fuori dai giochi) per evitare la liquidazione. E se ora la decisione, anche alla luce delle nuove direttive della Bce – che ha chiesto a Ubi un rafforzamento del capitale – slitterà di qualche settimana, i sindacati, nel frattempo, danno l’altolà ad acquirenti diversi da Ubi, e pongono l’accento, citando fonti della Banca d’Italia, sul calo del credito che si è avvertito in regione nell’ultimo anno. Un territorio, ormai, se si escludono le banche cooperative, rimasto senza banche con capitale locale.

I dati di Bankitalia, ieri snocciolati da Alessandro Roselli, della Uilca, dicono che gli impieghi creditizi alle imprese, nella provincia di Chieti, la zona dove è maggiormente presente Carichieti, dal marzo del 2015 al marzo di quest’anno, sono scesi del 3,8% (da 4,254 milioni a 4,091), mentre per quanto riguarda gli impieghi verso le aziende che hanno meno di cinque dipendenti, sono passati, nello stesso periodo, da 622.700 euro a 569.000 euro, con un calo, quindi, dell’8.5%.

Una “stretta” al credito che non fa da volano al rilancio dell’economia.

«Noi saremmo favorevoli all'arrivo di Ubi Banca, in Abruzzo, con l’acquisizione di Carichieti», osserva il coordinatore della Fisac Cgil Abruzzo, Francesco Trivelli, «poiché con essa non vi sarebbe una sovrapposizione con attori già presenti in regione. Diversamente da quanto accadrebbe», precisa il sindacalista, «se arrivasse la Banca Popolare di Bari, già presente con Tercas».

Secondo Trivelli, per mantenere inalterato il livello degli sportelli in Abruzzo e mantenere il tetto massimo di essi, «l’arrivo della Popolare di Bari può portare ad un taglio dell’occupazione».

Ma è l’assenza di un futuro già delineato a destare la riflessione delle sigle sindacali, ieri riunite in via Croce, a Pescara, nella sede della Cgil, con la partecipazione del segretario regionale Sandro Del Fattore. «La preoccupazione è l’incertezza», sottolinea Francesco Di Domizio, della Uin Sin, «e poi con la crisi economica che persiste, ora si avverte anche la mancanza di un soggetto bancario locale».

Un tema ripreso anche da Roberto Campo, della Uil: «Non è ammissibile che non esista una struttura regionale». «Ci preoccupa non sapere quale sarà il futuro e probabilmente lo conosceremo a cose già fatte», insiste Claudio Bellini, della First Cisl.

Per Antonella Sboro, della Fabi, «occorre che si arrivi subito ad una soluzione, affinché si abbia in Abruzzo una banca serena, con lavoratori sereni». Lavoro, sviluppo, risparmio e credito sono le parole chiave dei sindacati, per rilanciare l’Abruzzo. Anche con l’intervento della politica regionale, continua Maurizio Spina, della Cisl: «Serve un osservatorio regionale e bisogna fare un accordo col sistema bancario».

Un altro aspetto che mette in luce Spina è che «chi vince i bandi deve avere subito gli anticipi per i finanziamenti, mentre i Confidi vanno rifinanziati e devono essere destinati a coloro che hanno utilizzati i fondi precedenti, ossia a coloro che hanno lavorato». «Bisogna riportare in house la Fira», conclude il sindacalista della Cisl, riferendosi alla finanziaria regionale.

Assicurazioni, tuttavia, sono arrivate per i dipendenti bancari. I sindacati hanno precisato che con la nuova acquisizione della Carichieti non ci dovrebbero essere tagli sul numero del personale.

Vito de Luca