Chiodi: con me sono finiti gli affari

L’ex presidente: ho ridotto le spese dei privati e dato regole a un settore nel caos
PESCARA. «Con me le cliniche private hanno sempre perso le cause», dice l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi, «e io sono l’unico finito a processo per aver fatto gli interessi dell’Abruzzo. Almeno, adesso, ci sono i contratti con le case di cura: quando sono arrivato io, non c’erano e, ogni anno, la Regione dava più di 200 milioni di euro a questi fornitori». Chiodi difende il suo operato e, sul pignoramento da 4,5 milioni di euro sui conti correnti della Asl di Pescara da parte della clinica Pierangeli per le prestazioni rese ai pazienti non abruzzesi nel 2010, l’anno dei tagli, dice: «Fino a quando sono stato presidente, 15 maggio 2014, non ricordo alcun decreto ingiuntivo. Sembra che il decreto si riferisca a una fatturazione appresa dalla Asl l’8 gennaio 2016 e, quindi, il decreto stesso deve essere sicuramente posteriore a tale data». Il decreto che l’imprenditore Luigi Pierangeli ha ottenuto dal tribunale di Pescara è del 1° marzo, stesso giorno del cambio di direttore generale alla Asl con l’addio di Claudio D’Amario, nominato subcommissario alla Sanità in Campania, e l’arrivo di Armando Mancini. Il successivo 3 marzo, Mancini ha affidato a un avvocato l’incarico di fare opposizione ai titoli esecutivi di Pierangeli. «Mi auguro che la Asl abbia fatto opposizione a quel decreto e che si sia costituita nei termini, se ciò non fosse avvenuto sarebbe molto grave», riflette Chiodi, «alla luce dei principi all’epoca già noti e fissati in via definitiva dal Consiglio di Stato con la sentenza 1030/2015 relativa proprio all’impossibilità di remunerare ogni forma di extrabudget». Una sentenza che ha bocciato i ricorsi delle cliniche contro i tetti di spesa imposti nel 2010: «Le strutture», dice un passo della sentenza, «non erano autorizzate, neanche in asserita funzione di “supplenza” comunque non consentita, a erogare prestazioni in eccedenza al budget assegnato a carico del Servizio sanitario nazionale e accettato nei contratti stipulati né alcun obbligo sussisteva in capo alle Asl di remunerare quelle prestazioni, tenendo anche conto che le richieste sono state inoltrate ben due anni dopo».
Sul pignoramento, l’ex governatore dice la sua: «Siamo solo all’inizio di un contenzioso che sarà lungo. Ora, mi sembra di rivivere la diffusione trionfalistica a mezzo stampa di sentenze di primo grado favorevoli alle cliniche Aiop e, poi, puntualmente riformate dal Consiglio di Stato a favore della Regione».
Il pignoramento si intreccia al processo sui tetti di spesa che vede Chiodi imputato insieme all’ex subcommissario alla Sanità Giovanna Baraldi e altri due tecnici. Secondo l’accusa, oltre ai tagli, l’Abruzzo sarebbe stato penalizzato a vantaggio di altre Regioni: tra le contestazioni c’è la mancata stipulazione degli accordi di confine per tenere sotto controllo la mobilità dei pazienti. Nelle intercettazioni, la Baraldi parla di «favore spaventoso» a Molise e Lazio: «Ma nelle intercettazioni, la Baraldi se ne rammarica», spiega Chiodi, «e io ci ho provato, per le vie politiche, a siglare quegli accordi ma si tratta di atti bilaterali e senza l’assenso dell’altra parte non si possono fare. Inoltre, per l’Abruzzo, un accordo con le Marche sarebbe stato conveniente mentre non lo sarebbe stato con Molise e Lazio. Per i carabinieri, Baraldi avrebbe mentito sul fatto che stesse portando avanti l’iter degli accordi ma a me non risulta». Sull’espressione «prendere per il culo» le cliniche usata dalla Baraldi, Chiodi commenta: «Lei si sentiva aggredita e, poi, era un linguaggio figurato». (p.l.)
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