Chiodi e Venturoni, no alla prescrizione

Tetti di spesa alle cliniche: a gennaio verranno processati per falso, violenza privata e abuso d’ufficio
PESCARA. Con una decisione a sorpresa l'ex governatore Gianni Chiodi e l'ex assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni, rinunciano alla prescrizione nel processo, ormai cancellato dagli anni, sulla determinazione dei tetti si spesa per le cliniche private nel 2010, e verranno processati per falso, violenza privata e abuso d'ufficio.
«L'azione svolta da me negli anni di normalizzazione del sistema della sanità privata - ha commentato Chiodi a margine dell'udienza - non poteva concludersi con un'ombra di dubbio. Sono certo di non aver fatto nulla se non nell'interesse generale di quello che era un risanamento necessario sia economico, sia morale e giuridico della sanità privata in Abruzzo, e sono convinto che questa sia l'occasione giusta per spiegare quali erano i problemi che hanno originato certe scelte». L'ex presidente ha ribadito il suo concetto di moralizzazione del sistema sanitario privato affermando che «in Abruzzo non si firmavano contratti con i privati e si erogavano 200 milioni di euro come se la pubblica amministrazione acquistasse delle cose senza contratto. Nel 2010 pretesi che questi contratti si facessero e da lì si è scatenato il finimondo». Ma il processo chiesto da Chiodi e Venturoni (l'ex sub commissario Giovanna Baraldi e gli altri due coimputati, Lorenzo Venturini e Francesco Nicotra hanno invece optato per la prescrizione) permetterà anche di sviscerare tutto quello che ci fu dietro quella singolare richiesta di sottoscrizione del contratto da parte dei vertici regionali della sanità, che è poi il fulcro del processo. In uno dei passi del capo di imputazione, riferito ai tre imputati Chiodi, Venturoni e Baraldi, si parla senza mezzi termini di «un generale atteggiamento ostruzionistico volto a non fornire i dati per procedere all'attuazione della metodologia utilizzata per realizzare i tetti di spesa, a "congelare" la procedura dei pagamenti dei crediti pregressi e ordinari ovvero a "sbloccarli" in cambio della firma del contratto per l'anno 2010, prospettando falsamente la possibilità di contenere le decurtazioni praticate attraverso il "recupero" di quote di mobilità passiva in realtà impossibile da realizzarsi, stante la consapevolezza della mancanza di presupposti per la stipula degli appositi "accordi di confine" (mai sottoscritti) con le Regioni limitrofe». Nessuno dei privati era infatti contrario al piano di rientro necessario per il risanamento della sanità, ma le attuali parti offese, nella massima trasparenza, chiedevano soltanto una cosa: di conoscere in base a quali numeri e a quale documentazione si stabilì quelli che erano i tetti per le cliniche private.
E adesso dal processo si capirà perché Baraldi e Chiodi non fornirono mai quei dati, dai quali si voleva comprendere anche il senso dei tagli effettuati a carico di alcune cliniche e il parametro utilizzato invece per assegnare soldi ad altre cliniche che in quel momento storico non avevano neppure la capacità di operare a pieno regime (fra queste l'aquilana Sanatrix che era stata danneggiata dal sisma del 2009 e Villa Pini, per la quale risultava sospeso l'accreditamento). E questo si conoscerà già nel corso della prossima udienza fissata al 16 gennaio, quando si entrerà subito nel cuore del processo con la deposizione di Luigi Pierangeli, parte civile nel processo con la Synergo e primo teste dell'accusa sostenuta dal pm Andrea Papalia. Ma a questo punto sarà oltremodo interessante lo sviluppo di tutto il processo perché potrà permettere di conoscere anche i retroscena del come si arrivò a far sottoscrivere ai privati quel contratto a scatola chiusa. (m.cir.)

