Ciclabile della costa, iter senza fine

27 Aprile 2016

La lentocrazia “affonda” la pista della provincia di Chieti: se non si sblocca, scatta il taglio ai fondi

PESCARA. Se ne parla ormai da almeno un decennio, ma nonostante la Via Verde della Costa dei Trabocchi - la pista ciclopedonale che sarà la spina dorsale dell'istituendo Parco, nonché parte essenziale del più ampio progetto “Bike to Coast” - venga da più parti considerata un elemento fondamentale e strategico, sono lontani i tempi in cui la struttura possa essere realtà. Malgrado negli ultimi tempi ci sia stato un'accelerazione nell'iter del progetto e, teoricamente, entro i prossimi 30 giorni dovrà essere individuata l'impresa che si occuperà dei lavori, i lavori sembrano allungarsi inesorabilmente.

La Via Verde della Costa dei Trabocchi consiste nella realizzazione di una pista ciclopedonale lunga oltre 40 chilometri, sull’ex tracciato ferroviario, dismesso nel 2005, che si sviluppa lungo tutta la costa teatina.

Il percorso comprende i comuni di Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto. L'importo complessivo è di oltre 10 milioni di euro, nell'ambito di fondi europei. Un'opera la cui ambizione va oltre la semplice realizzazione del percorso, perché il progetto prevede la riqualificazione e la valorizzazione ambientale attraverso il recupero del tracciato ferroviario dismesso. Non per niente, infatti, la Via Verde è considerata uno degli elementi più importanti del più ampio progetto “Bike to Coast”, la pista ciclabile che percorre l'intera costa abruzzese e che, una volta ultimata, con i suoi 131 chilometri di lunghezza sarà la ciclovia più lunga d'Italia.

Mentre in altre zone si va avanti, in molti casi a ritmi spediti, sulla costa teatina i veri protagonisti sono i ritardi accumulati negli anni. Che sia per la complessità del territorio, per la pesantezza della burocrazia o per i tempi della politica, una cosa è certa: per percorrere la Via Verde gli abruzzesi dovranno ancora attendere.

Entro il prossimo 30 giugno dovrà essere individuata l'impresa che si aggiudicherà l'appalto, tra le 14 ditte che hanno risposto al bando (due erano state escluse, ma sono state riammesse dal Tar). Se entro tale data l'impresa non verrà individuata si perderà l'1,5% dei finanziamenti, mentre la scadenza oltre la quale è a rischio l'intero progetto è fissata, secondo i termini di legge, al 31 dicembre.

«La legge di stabilità ci ha “aiutato” perché ha allungato i tempi», spiega Mario Pupillo, presidente della Provincia di Chieti, ente appaltante del progetto, «dopo le fasi più lunghe dal punto di vista amministrativo e burocratico, segnate tra l'altro dalla confusione in materia di Province, ora si apre la fase che per certi versi è la più facile, anche se bisogna stare attenti agli aspetti e formali. Siamo certi che non ci saranno ulteriori ritardi e entro il 30 giugno andremo ad assegnare la realizzazione della Via Verde ad una delle 14 imprese. Lavoreremo a ritmo serrato».

Un problema che paventa Pupillo è sulle ex stazioni ferroviarie poiché è stato accertato che esse non fanno parte del sedime ferroviario già acquisito. «Ho scritto una lettera al governatore Luciano D'Alfonso e a Fs affinché con il Masterplan la Regione possa acquisire tali aree», spiega. L'obiettivo è non lasciare le vecchie stazioni abbandonate, ma, piuttosto, creare “bike hotel”, ristoranti e strutture che possano dare ulteriore valore alla zona.

Un ostacolo che non rassegna l'architetto ed ex docente universitario Alessandro Sonsini, presidente dell'associazione culturale 'Talenti e territori', membro del direttivo Fiab (federazione Amici della bicicletta): «Siamo di fronte a tempi biblici, ne stiamo discutendo almeno dal giorno in cui, nel 2005, è stata dismessa la ferrovia, ma del progetto della Via Verde si parla addirittura dal 2000».

Secondo l'esperto, inoltre, nel progetto dei 10 milioni non sono contemplati molti interventi necessari per rendere il percorso più interessante, come il recupero delle stazioni o delle gallerie, in cui altrove sono stati realizzati dei musei.

«Sono innamorato di questo progetto», aggiunge Sonsini, «perché è inquadrato in un'ottica di rigenerazione territoriale che è raro trovare quando si parla di piste ciclabili. Le idee sono straordinarie, ma vanno realizzate. Ogni presidente di Provincia, di volta in volta, ha fatto un passetto, ma nel frattempo sono passati 15 anni. Si rischia di perdere tanto. Il cicloturismo sta esplodendo in Europa e sta creando un'economia di cui l'Abruzzo non coglie la dimensione. Ci stiamo privando di un apporto economico che può esserci utile per tutto l'indotto. Perché i ritardi accumulati vogliono dire anche milioni di euro persi fino ad oggi».

Lorenzo Dolce

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