Citata per 16 milioni «Eppure vorrei solo vedere la Maiella...»

3 Dicembre 2015

Silvia Ferrante denunciata perché attivista contro i tralicci «Desidero un futuro pulito, subisco un’azione intimidatoria»

LANCIANO. Trentasette anni, maglioncino rosso, il libro di Erri De Luca, "La parola contraria" stretto tra le mani che ogni tanto aiutano a sostenere nell'aria i concetti e che più spesso si stringono invece nervose al petto, e un'agenda "sociale" fitta di impegni: il figlio di nome Libero da andare a prendere a scuola, le assemblee a cui partecipare, le mail a cui rispondere, le associazioni da contattare, lo studio sul Contratto di fiume Feltrino, le interviste. E poi la terra da coltivare, gentilmente, assecondando i tempi della natura e delle stagioni e da cui far nascere i frutti con cui si ciba tutta la famiglia.

E' questa Silvia Ferrante. Lo sguardo nerissimo e dolce che però sa sostenere dritto negli occhi ogni ragione e il sorriso sempre pronto a sbocciare. Di lei però da qualche giorno si sa anche qualcos'altro: la società Terna l'ha citata in giudizio per 24 volte chiedendole un risarcimento complessivo che ammonta a 16milioni di euro. Questo perché ha manifestato, protestato, creato assembramenti pubblici e riunioni in diversi campi dove devono passare i cavi ed essere costruiti i piloni dell'elettrodotto Villanova-Gissi in doppia terna e a 380mila volt di potenza.

Silvia non è stata citata per aver difeso il suo di campo (il suo terreno e la sua casa distano 80 metri da uno dei piloni previsti a Paglieta), ma per aver sostenuto le ragioni degli altri; 24 proprietari come lei, ma meno in vista di lei.

In tanti sono stati denunciati nella lunga battaglia contro l'elettrodotto che coinvolge 16 comuni abruzzesi, ma nessuno era stato citato per 24 volte e per 16milioni di euro.

Per cause aventi valore da 520mila ad un milione di euro il compenso legale dell'avvocato difensore può arrivare fino a 30mila euro. Silvia ha solo una casa, la sua terra e le sue mani per pagarne uno, moltiplicando il suo compenso per 24 volte.

Ieri a raccontare di questa pagina definita «una vera e propria azione intimidatoria» e a sostenere Silvia erano in tanti: associazioni, cittadini, proprietari, sindaci e amministratori. In molti avevano le lacrime agli occhi.

A Silvia si è incrinata la voce solo una volta. Quando ha parlato di Libero, suo figlio, a cui voleva e vuole dare un futuro "pulito". «Lavoravo a Roma, nel sociale» , racconta, «assieme al mio compagno Luca, anch'egli operatore sociale, abbiamo pensato nel 2010, quando aspettavamo nostro figlio, che forse per lui sarebbe stato meglio crescere in mezzo alla terra d'Abruzzo, dove sono nata io, dove mi sono sporcata le mani tante volte e guardato i miei genitori e i miei nonni lavorare i campi».

E allora si parte: Abruzzo. La terra dà tutto quello di cui si ha hanno bisogno. C'è il pozzo per irrigare i campi e si può tentare, con metodi alternativi come ad esempio produrre in casa la liscivia per lavare i panni, anche di evitare di comprare prodotti di largo consumo.Per far crescere i prodotti in campagna non si usano pesticidi, ma si attinge da ciò che si sa da nonni e genitori.

Nel 2011 la notizia che un traliccio a 80 metri dalla casa di Silvia e Luca «coprirà per sempre la vista della Maiella». E allora Silvia si informa, va in Comune a Paglieta dove le dicono che sì, si tratta di un elettrodotto. E comincia un'altra storia, quella di Silvia attivista, dei proprietari da sostenere e delle carte da leggere. E di 16milioni di euro di danni da pagare.

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