Confindustria ai candidati: intervenire sulle imprese

20 Maggio 2014

L’associazione presenta l’indagine semestrale sull’economia regionale Chiodi, Acerbo e D’Alfonso d’accordo solo nel dire no alla petrolizzazione

PESCARA. «Mai come oggi l'Abruzzo è a rischio di una vera e propria deindustrializzazione». L'indagine semestrale di Confindustria, presentata nello stesso giorno in cui gli industriali illustrano priorità e proposte per il rilancio del'Abruzzo ai candidati presidenti di Regione, scatta una fotografia a tinte fosche dell'economia regionale, ma, al tempo stesso, parla di «deboli segnali di ripresa che vanno preservati da possibili ricadute e sostenuti per illuminare il futuro dell'Abruzzo». Stando allo studio, nel periodo giugno-dicembre 2013, il fatturato è diminuito, gli investimenti sono stati effettuati solo dal 15% delle imprese e la capacità produttiva è rimasta stabile, mentre l'export è aumentato. E anche le previsioni sul primo semestre del 2014 parlano di un futuro che continua a spaventare: in linea di massima, infatti, le aziende abruzzesi non hanno previsto investimenti. A partire dai dati economici, Confindustria e Ance hanno presentato due documenti ai candidati alla presidenza di Regione. Ai lavori, moderati dalla giornalista Elisabetta Guidobaldi, responsabile della sede Ansa Abruzzo, hanno preso parte il presidente regionale di Confindustria, Mauro Angelucci, e quello dell'Ance, Enrico Ricci. C'erano gli aspiranti governatori di "Un'altra Regione", Maurizio Acerbo, della coalizione di centrodestra, Gianni Chiodi, e di quella di centrosinistra, Luciano D'Alfonso. Il dibattito tra i tre si è fatto acceso soprattutto sulla sanità e sui pagamenti della pubblica amministrazione, ma si è parlato anche di sburocratizzazione e di trivellazioni. Tanti i punti in comune presenti nei documenti di Confindustria e Ance. La parola d'ordine, per le associazIoni, è competitività e perché la regione sia competitiva servono una burocrazia snella e “amica”, chiarezza istituzionale, regole certe e processi rapidi, gestione della sanità come opportunità di sviluppo, riduzione della pressione fiscale e ricostruzione dell'Aquila. Senza, però, tralasciare la programmazione dei fondi Ue 2014-2020, la questione credito, il turismo, il Trasporto pubblico locale. I tre candidati sono sembrati d'accordo almeno su una questione: la contrarietà all'estrazione di idrocarburi. Acerbo ha ribadito il suo «no più totale» e ha criticato la Strategia energetica nazionale (Sen), «in cui si ritrovano sia il partito di Chiodi sia quello di D'Alfonso e che fa dell'Abruzzo un distretto estrattivo». Chiodi ha ricordato che «in cinque anni non abbiamo mai concesso permessi per la trivellazione, segno della nostra attenzione verso questi temi» e ha criticato l'atteggiamento del centrosinistra nazionale. Contrario anche D'Alfonso: «Dirò no, sia qui che a Roma, con gli atti resistenti e tipici di cui è capace la Regione».

Lorenzo Dolce

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