Confindustria Chieti-Pescara fatta la fusione, ora c’è chi frena

Assemblea a Chieti Scalo. Primavera e Marramiero: primo passo verso l’associazione regionale unica Teramo e L’Aquila però prendono tempo e l’Ance dell’area metropolitana resta divisa
CHIETI SCALO. «Mi raccomando, Confindustria Chieti Pescara, senza trattino». Non è un dettaglio quello indicato dal notaio Antonio Mastroberardino, che ieri davanti alla folta platea di iscritti delle associazioni confindustriali delle due province, ha raccolto in un atto destinato a restare «storico» (così i due presidenti) le firme di Paolo Primavera e Enrico Marramiero sull’atto di fusione delle due Confindustrie. Perché la mancanza di trattino «rafforza l’unione». È uno dei primi atti firmati in Italia, un «progetto modello per l’associazione nazionale», ha detto Primavera. Uno dei primi atti dopo la riforma Pesenti, approvata nel giugno scorso dall’assemblea straordinaria di Confindustria nazionale (la terza riforma nel secolo di vita dell’associazione) che prevede in tre anni il dimezzamento degli organismi territoriali che oggi sono 258. Parola d’ordine: compattare la rappresentanza, ridurre i costi, migliorare i servizi.
Con la fusione, Confindustria Chieti Pescara aggrega i servizi e le strutture delle due associazioni: un migliaio di imprese per circa 50 mila dipendenti e un fatturato pari al 65% di quello regionale. In Confindustria Chieti Pescara lavoreranno 30 professionisti con due società di servizi. La nuova società sarà operativa solo da gennaio con l’elezione del nuovo presidente (Gennaro Zecca il candidato più accreditato) ma l’organigramma tecnico è già definito: direttore generale Luigi Di Giosaffatte, già direttore di Confindustria Pescara; condirettore Fabrizio Citriniti, già direttore di Confindustria Chieti. Arrivare a questo punto non è stato agevole per Primavera e Marramiero. Certo, un sondaggio tra gli iscritti aveva assegnato percentuali bulgare all’ipotesi di fusione: il 94%, ha ricordato il presidente di Confindustria Chieti. Però nell’ampio e freddo auditorium della Camera di Commercio di Chieti, a due passi dall’asse attrezzato, erano in molti a tenere ancora il piede sul freno. E non ha giovato al clima l’assenza del presidente nazionale Giorgio Squinzi che ha scatenato un florilegio di interpretazioni dietrologiche. «Ci siamo rimasti male» ha ammesso Primavera, «ad oggi la sua assenza non è giustificata, non è arrivato nulla di ufficiale» (tesi smentita da Confindustria nazionale: «Abbiamo avvisato venerdì»).
Sta di fatto che frenano i confindustriali di L’Aquila e Teramo, contrari alla fusione regionale (hanno già bocciato in giunta il progetto di associazione unica firmato da Primavera e Marramiero, e all’Aquila è stato da pochi giorni eletto il nuovo presidente provinciale Marco Fracassi). E frenano i costruttori dell’Ance che hanno conservato divise le associazioni territoriali di Chieti e Pescara. E non incoraggia la resistenza alla fusione delle Camere di Commercio che pure sono chiamate a unirsi, incalzate dal governo.
«Oggi vogliamo azzerare una situazione che non ci appartiene», ha detto Primavera riferendosi ai campanilismi che ancora animano le due province, «e il mio appello è che questo diventi un punto di partenza. Mi aspetto nei prossimi giorni passaggi importanti da altre associazioni e categorie, compresa l’Ance, perché portino avanti progetti di fusione. Una piccola regione non può andare avanti con piccole rappresentanze», ha insistito Primavera, «dobbiamo cominciare a ragionare su grandi numeri e grandi progetti, spero che Chieti Pescara funzioni da locomotiva, perché non c’è più tempo per l’attesa».
Per Marramiero la fusione delle due Confindustrie «deve far riflettere sul futuro dell’area metropolitana Chieti Pescara in un’ottica europea». Ponendosi l’obiettivo magari di «arrivare a una unica municipalità» (il sindaco di Chieti Umberto Di Primio in prima fila si irrigidiva), nella quale magari trasferire «la Corte d’appello e il tribunale delle imprese» (ad agitarsi questa volta erano gli aquilani). Poi, esprimendo anche lui il «rammarico» per la mancata unione dell’Ance di Chieti e Pescara («una divisione che non riesco a comprendere»), ha invitato almeno i giovani industriali a seguire la strada nuova della «fusione dal basso». In fondo erano stati loro i primi a parlare di un’associazione unica dei Giovani industriali. A Capri qualche anno fa. Presidente era Fabio Spinosa Pingue. Da allora poco è successo. A parte la “Gran Sasso”, la nuova associazione dei giovani industriali di Teramo e L’Aquila. Una mezza fusione.
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