Confindustria vuole trattare con Honda

Il presidente di Chieti, Primavera, sul divorzio dell’azienda: «Il caso Di Lorenzo non c’entra e il Campus si farà lo stesso»
ATESSA. «Mi impegnerò personalmente a far restare la Honda nel sistema di Confindustria, ci sono i termini affinché Honda creda ancora a questa Associazione e a questo territorio». Paolo Primavera, presidente di Confindustria Chieti, accusa il colpo dell'uscita (nel 2015) della multinazionale giapponese dall'associazione industriali, per "motivi legati alle politiche locali sul territorio" come ha esplicitato il colosso nipponico. Ma allo stesso tempo è fiducioso.
Per Primavera la denuncia della Honda ad uno dei suoi massimi dirigenti del passato, l'ex vice presidente Silvio Di Lorenzo, e la conseguente uscita da Confindustria, non sono «cose che possono minare un sistema come quello che stiamo costruendo con grandissima lungimiranza in Abruzzo». Il riferimento è al Campus automotive, la cui idea progettuale, concretizzata nel 2005, è partita proprio da Di Lorenzo.
L'idea era di creare un luogo dove, grazie ad una sede avveniristica ancora da costruire, ma anche un'area concettuale dove attrarre i migliori cervelli dell'automotive, riunire tutte le piccole e medie imprese locali, testare in Val di Sangro i migliori prodotti e le innovazioni tecnologiche, in modo da garantire una competitività robusta e aggressiva in grado di confrontarsi anche con il resto del mondo. Ora proprio quell'idea rischia di scricchiolare e il Campus, già più volte contestato perché vi ruota intorno un'enorme somma di denaro (33milioni di euro investiti dalla Regione) e per essere considerato una sorta di cattedrale nel deserto, rischia di allontanare piuttosto che attrarre.
«Il progetto Campus non rischia niente», specifica convinto Primavera, «stiamo attenti a fare dei distinguo e a non fare una carneficina di tutto il lavoro svolto finora. Il Campus va avanti perché ha una sua autonomia progettuale ed esecutiva, ci crediamo, ci credono tutti, e non solo Confindustria Chieti, ma organismi come il ministero dello Sviluppo Economico e Confindustria nazionale che l'hanno decretato uno dei migliori progetti innovativi d'Italia: non possiamo danneggiare il territorio per scelte di carattere politico».
La questione Di Lorenzo ha da tempo alimentato un dibattito a tratti anche aspro all'interno del mondo industriale. La conferma dell'indicazione del suo nome come presidente della Camera di commercio di Chieti, cosa che ha tanto indignato la proprietà giapponese di Honda, è arrivata dopo una serie di riunioni in tutte le sedi di Confindustria provinciali e il nome è passato con uno scarto di pochi voti.
«Da un lato c'è l'amicizia personale e la stima nei confronti di un uomo che ha significato tanto per Honda, il Campus, la Camera di commercio, trasformata in ente attuatore del Campus e per Confindustria», spiega Primavera, «dall'altro c'è l'esigenza di tutelare le aziende, gli occupati e il territorio». «Se Di Lorenzo ha sbagliato sono fatti suoi e ne pagherà le conseguenze», prosegue l'esponente di Confindustria, «io come presidente di un'associazione industriale devo guardare al bene delle aziende e dei lavoratori. Butterò fuori chiunque si sia sporcato le mani con situazioni che non condivido».
Daria De Laurentiis
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