Cos’è la bolla del Perdono di Celestino V

Lo storico Bagliani: «Rimane l’atto che più simboleggia il breve pontificato di Pietro dal Morrone»
L’AQUILA. Era il 1294, quando Celestino V, un monaco eremita detto Pietro dal Morrone, un mese dopo la sua solenne incoronazione a Papa avvenuta all’Aquila alla presenza di Carlo II d’Angiò e del figlio Carlo Martello, con la bolla “Inter sanctorum omnia solemnia” concesse l’indulgenza plenaria a quanti, «veramente pentiti e confessati», si sarebbero recati nella basilica di Santa Maria di Collemaggio «dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni Battista (29 agosto) fino ai vespri immediatamente seguenti la festività», ossia dalla sera del 28 agosto a quella del 29. È in questo gesto l’origine della Perdonanza aquilana che da 728 anni, con qualche breve interruzione, si perpetua nel capoluogo abruzzese. Un atto legislativo di cui è testimone la “bolla del Perdono”, che rappresentò una vera novità nella storia delle indulgenze medievali. Si tratta infatti di un rito precursore del giubileo istituito, solo sei anni dopo, nel 1300, da papa Bonifacio VIII. La differenza fondamentale sta nel fatto che la Perdonanza avviene ogni anno mentre il giubileo avrebbe dovuto essere celebrato ogni cent’anni, ad ogni inizio di secolo e durare un intero anno. «Rimane l’atto che più simboleggia il breve pontificato di Celestino V» secondo lo storico del papato e presidente della Sismel (società internazionale per lo studio del Medioevo latino), Agostino Paravicini Bagliani, «anche perché il monaco eremita divenuto papa ha voluto con la bolla della Perdonanza consegnare ai posteri il ricordo del suo pontificato, poiché il 29 agosto cade l’anniversario della sua incoronazione. Come se avesse già allora preconizzato la sua rinuncia al ministero petrino. Cosa che accadrà a Napoli pochi mesi dopo, il 13 dicembre 1294». Proprio dieci giorni prima della festa di San Giovanni Battista (29 agosto 1295) papa Bonifacio VIII decise inoltre di annullare l’indulgenza celestiniana con bolla del 18 agosto 1295, condannandola con parole severe, e ingiungendo al vescovo dell’Aquila di consegnargli la bolla originale, ordine che i fedeli, i monaci di Collemaggio e l’autorità civili non eseguirono, tanto è vero che la bolla è ancor oggi conservata all’Aquila. (m.c.)
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