COSTRUIRE NUOVI OSPEDALI? SALVIAMO QUEL CHE FUNZIONA
dI GIULIO BORRELLI La discussione tra il sindaco di Atessa e il segretario del locale circolo PD su dove collocare un futuribile ospedale di comprensorio (che raggruppi i posti-letto dei nosocomi...
dI GIULIO BORRELLI
La discussione tra il sindaco di Atessa e il segretario del locale circolo PD su dove collocare un futuribile ospedale di comprensorio (che raggruppi i posti-letto dei nosocomi dell'Abruzzo meridionale) è un po’ come il confronto sul sesso degli angeli. «A Fossacesia», dicono entrambi. Subito dopo, però, si dividono. «Mezzo chilometro più in qua», dice l'uno. «No, mezzo chilometro più in là», insiste l'altro.
La discussione potrebbe anche interessare, se non fosse astratta e fuorviante. Scusate, amici di Atessa!, prima di accapigliarvi sul sito del chimerico “grande ospedale”, ci volete spiegare:
1)Lanciano e Vasto (che stanno portando avanti la programmazione dei “loro” nosocomi) sono disposti a chiudere i battenti e a trasferire i posti-letto a Fossacesia? Che ne pensano i cittadini e i sindaci interessati? Non basta dire: «Al bando i campanilismi!». Ci vogliono proposte concrete, che mettano assieme le esigenze dei territori e delle nostre comunità.
2)Ci fate vedere quali sono realmente i progetti, al di là delle aree che vi interessano e del desiderio di piazzare bandierine sulla sanità?
3)Ci dite entro quanto tempo prevedete che sarà realizzata l'opera? Lo sapete che in regioni più avanzate dell'Abruzzo ci sono voluti dai 12 ai 20 anni per costruire nuovi ospedali? A chi ha bisogno, oggi, di interventi d'urgenza o programmati, diamo come cura il miraggio dell'ospedale di comprensorio?
Amici, amministratori o dirigenti politici, scendete dalla navicella spaziale e mettete i piedi nella terra abruzzese. Noi, come molti cittadini, siamo interessati alla programmazione e al confronto delle idee, ma vogliamo cose concrete, non chiacchiere avveniristiche. Già ne sono state fatte troppe! In attesa di tempi migliori, e confidando che ci siano le risorse necessarie per una nuova sanità, chiediamo di salvare il salvabile di quello che ancora funziona negli ospedali e nei punti nascita a rischio. Ad Atessa, ad esempio, vanno fatte lavorare la day surgery e la week surgery, come strutture di tutta la Asl, secondo quanto già prevede l'atto aziendale, per non sovraccaricare i centri maggiori. Vogliamo che siano migliorati gli attuali livelli di assistenza nell'Abruzzo meridionale, già troppo penalizzato, e in tutta la regione. E, soprattutto, vi suggeriamo una cosa: smettetela, ogni volta che si operano tagli, di distogliere l'attenzione per far ingoiare medicine amare. Anche a noi piace immaginare un futuro lontano, ma vorremmo sapere come, nel frattempo, non peggiorare l'esistente. Noi non siamo campanilisti. Siamo semplicemente tra coloro non disposti a reclamizzare farmaci che non fanno star meglio i pazienti di oggi.
(Coordinatore regionale
e portavoce di Abruzzo Civico)

