Così la burocrazia blocca 2.500 pratiche

6 Febbraio 2018

Il grido d’allarme di decine di sindaci: finora messi in cantiere solo quaranta progetti. Penalizzata tutta la regione

L’AQUILA. Dal 25 settembre a oggi nei 56 Comuni del vecchio cratere sismico sono state istruite 40 pratiche, su un totale di 2.500. Meno di un progetto cantierabile per Comune. Di questo passo, dicono i sindaci del cratere che abbraccia le province di L’Aquila, Teramo e Pescara, ci vorranno 20 anni per ricostruire.
La “vecchia” ricostruzione, quella del terremoto del 2009 che ha colpito il capoluogo abruzzese e circa 200 Comuni dell’intera regione, sta rallentando in modo rilevante. Troppi gli intoppi burocratici che inceppano gli ingranaggi di una governance inaugurata cinque anni fa con la “legge Barca” sulla ricostruzione, da cui nacquero i due uffici speciali: quello dell’Aquila e quello di Fossa. Un rallentamento che si traduce in case inagibili e centri storici disabitati, con 4mila persone ancora sfollate dentro ai confini del cratere. Sono circa 1,7 i miliardi di euro impegnati nella ricostruzione privata, dentro e fuori il cratere sismico, su una stima di 4,2 miliardi di impegno totale previsto.
DOV’E’ IL TAPPO. La causa del rallentamento è soprattutto la carenza di personale. A denunciarlo sono i sindaci, disperati. I tecnici assunti per la ricostruzione negli 8 Utr (gli Uffici territoriali), sono scesi dai 72 previsti ai 49 attuali. Una diaspora, per le più svariate ragioni: malattie, maternità, trasferimenti in altre sedi ministeriali, oppure perché nel frattempo hanno vinto altri concorsi pubblici. E sono 500 le pratiche, per il solo cratere, ferme in un limbo. C’è un altro fenomeno che rallenta l’apertura dei cantieri: la lentezza con cui i progettisti integrano le pratiche (circa 500), spesso consegnate in modo incompleto e per questo bisognose di ulteriori documenti che tardano ad arrivare. Per non parlare della tendenza degli studi professionali ad accentrare i progetti, con la conseguenza che l’iter s’impalla. Un esempio – secondo fonti degli uffici della ricostruzione - è quanto sta succedendo a Fossa, dove molti progetti sono gestiti da un unico studio, a fronte di decine di case inagibili.
MILIONI DA SPENDERE. «Attualmente ancora non riusciamo a impegnare i fondi del 2016 per circa 200 milioni», spiega il coordinatore dei sindaci del cratere, Francesco Di Paolo, che è anche primo cittadino di Barisciano, «ai quali si aggiungono altri 150 milioni del 2017. Una lentezza di spesa che potrebbe portare nelle prossime Finanziarie a ridurre i finanziamenti». È il famoso “tiraggio”, per cui più un territorio dimostra di saper spendere, più le borse statali erogano (con delibera Cipe). Sembrerebbe lontano l’obiettivo di una ricostruzione dei Comuni del cratere indicata nel 2025 dal dirigente dell’Usrc, Paolo Esposito. La mancanza di personale finisce anche per sbilanciare la distribuzione del personale tra gli Utr, per cui occorrerebbe qualche spostamento. Per ora si spostano soltanto le pratiche, ad esempio dall’Utr 8 a l’Utr 3 di Montorio, ma non basta. La soluzione sul fronte della carenza di personale l’ha indicata la commissaria straordinaria Paola De Micheli, che con un decreto ha soppresso gli Utr spostando tutto il personale, dal 1° luglio 2018, all’Ufficio di Fossa. Una decisione che non tutti i sindaci vedono di buon occhio.
SEMPLIFICARE. Per il sindaco di Colledara, Manuele Tiberii, referente anche per l’Utr 3 di Montorio al Vomano, la parola d’ordine ora dev’essere: semplificare. «Non è possibile che il manuale di base per elaborare i progetti sia un malloppo di 100 pagine, serve uno scambio di informazioni più snello», dice.
FUORI CRATERE. I 115 Comuni fuori cratere soffrono una lentezza ancora maggiore. A ricordarlo è il sindaco di Cugnoli, Lanfranco Chiola, coordinatore dell’Utr 5 di Bussi, nel quale rientrano anche 30 Comuni fuori cratere del Pescarese e del Chietino. «Abbiamo grande difficoltà a pagare i tecnici, che qui non sono assunti ma lavorano come liberi professionisti, perché i trasferimenti statali arrivano con ritardo».