Crac De Nicola, in aula a Pescara la revoca del fallimento

Via all’udienza preliminare con un colpo di scena: la Corte d’Appello dell’Aquila ha rivisto il giudizio sulla società al centro dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta
PESCARA. Arriva alla svolta dell’udienza preliminare, nel tribunale di Pescara, l’inchiesta sul crac De Nicola che tira in ballo anche gli ex vertici della ex Carichieti accusati di concorso in bancarotta fraudolenta. E il caso approda in aula con un colpo di scena. Perché una recentissima sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila, emessa il 5 ottobre scorso, ha revocato il fallimento di una delle società di Carmine De Nicola, 71 anni di Francavilla, signore delle scuole private e delle case di cura, e si tratta di una società chiave dell’indagine. Se non c’è fallimento, sostengono ora le difese dell’ex direttore generale della banca Francesco Di Tizio, 60 anni di Pescara, e dell’ex capo area Luigi De Vitis, non può esserci neanche il reato collegato. Una bancarotta impossibile, perciò. Almeno questa è la tesi che le difese dei banchieri intendono cavalcare per chiudere il caso a tempo di record.
Un procedimento che diventa sempre più intricato: la sentenza firmata dal presidente della Corte aquilana Giuseppe Iannaccone apre per i legali due fronti giudiziari. Il primo è legato al processo in corso a Pescara: la sentenza che ha annullato il fallimento dell’Opera Scolastica L’Ausilitriace, società che ha acquisito la Sicof destinataria nel 2007 di un mutuo da oltre 14 milioni di euro ancora scoperto, potrebbe stroncare le imputazioni a carico di Di Tizio e De Vitis. Anche se sarà il gup Gianluca Sarandrea a dire l’ultima parola. Il secondo fronte, sempre per le difese degli imputati, riguarda il buco della ex Carichieti: se alla società di De Nicola, dopo l’annullamento del fallimento, fosse accordato il concordato preventivo, come richiesto dall’imprenditore che è uno dei tre principali debitori della ex Carichieti con una sofferenza che si avvicina ai 50 milioni di euro, allora, il debito sarebbe da ricalcolare e da circoscrivere con implicazioni sul totale delle sofferenze dell’istituto di credito.
In aula sfilano i 26 imputati, a cominciare da De Nicola e dal suo braccio destro Antonio Di Ianni, fino al noto commercialista pescarese Andrea Di Prinzio, e all’ex presidente della Provincia di Pescara e attuale consigliere comunale di opposizione Guerino Testa (46), coinvolto in qualità di commercialista.
L’indagine della finanza, guidata dal comandante provinciale Francesco Mora e dal comandante del Nucleo di polizia tributaria Michele Iadarola, scava nei presunti fallimenti pilotati delle società di De Nicola. Fallimenti che, in base all’inchiesta coordinata dal procuratore capo facente funzioni Cristina Tedeschini e dalla pm Anna Rita Mantini, sarebbero serviti per portare soldi alle società immobiliari del gruppo De Nicola. Secondo una filiera che avrebbe alla base cooperative ritenute «fittizie» per evadere il fisco e da svuotare e «condurre dolosamente a stato d’insolvenza»; un gradino sopra, le srl per reinvestire «ingenti risorse» nel settore immobiliare. E un ruolo centrale nell’inchiesta è quello della Sicof, fallita nel 2015 su richiesta della procura di Pescara e per decisione del tribunale di Chieti. Per l’accusa, i fondi ottenuti dalla Sicof attraverso un mutuo «facile» accordato dalla ex Carichieti 9 anni fa, sarebbero stati distratti per finanziare le altre attività di De Nicola. M
a il fallimento della Sicof, adesso, è tornato in discussione: la Corte dell’Aquila ha deciso che l’Opera può essere ammessa al concordato e ha rimesso gli atti al tribunale di Chieti che dovrà rivalutare il piano di De Nicola per pagare i creditori. «In tale ambito», recita il documento, «potrà eventualmente trovare spazio la valutazione delle “criticità” del piano allegato dal fallimento reclamato, stante la radicale nullità del decreto di inammissibilità e la conseguente, necessaria, invalidità della sentenza di fallimento che lo presuppone». Vedremo cosa deciderà il gup.

