D’Alfonso indagato: Zooprofilattico, scelta chiara

Il presidente, nell’inchiesta con altri sette per la nomina di Mattioli: «Il ministero voleva un suo uomo»
L’AQUILA. Una nomina contestata. Una diffida del ministro ignorata. L’esposto di un commissario. E le intercettazioni. C’è tutto questo, e forse altro, nell’ulteriore costola dell’indagine principale sugli appalti della Regione (Palazzo Centi e altri), da cui sono scaturiti altri 8 avvisi di garanzia.
Stavolta l’ambito di riferimento è la direzione generale dell’istituto zooprofilattico di Teramo. E la nomina di Mauro Mattioli, già rettore dell’Ateneo teramano. Tra gli indagati (la proroga delle indagini preliminari, della scorsa primavera, sta ormai spirando, dunque il pm deve decidere se continuare le indagini oppure chiuderle) anche il presidente Luciano D’Alfonso. Secondo l’accusa, sui requisiti in possesso dell’ex rettore non ci sarebbe stata univocità di giudizio nei passaggi che hanno portato alla nomina. L’inchiesta si compone di due fascicoli innescati da due denunce, una delle quali presentata dal rappresentante del ministero: un fascicolo è coordinato dal pm Fabio Picuti, l’altro ha visto come titolare il pm Antonietta Picardi, ora in Cassazione. Il primo, secondo quanto si è appreso, è avviato verso l’ archiviazione. Nel secondo, da assegnare ad altro pm, ci sono 8 indagati con ipotesi di reato, a vario titolo, di abuso d’ufficio e falso. Sotto inchiesta anche Irene Ciabbini, il rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico, il presidente dell’Izts Manola Di Pasquale, l’ex capo di gabinetto Ernesto Grippo (già sentito dal magistrato), il dg della Regione Vincenzo Rivera, l’ex dirigente della segreteria Claudio Ruffini, il dirigente dell’Avvocatura regionale Stefania Valeri. Un gruppo eterogeneo di persone, tra funzionari pubblici e componenti dell’entourage di D’Alfonso, accomunate, forse, da colloqui telefonici in cui si parla di questa nomina. Avallata anche da un parere positivo dell’Avvocatura regionale che fece superare i dubbi pure emersi in sede di valutazione dell’idoneità di Mattioli.
«La contestazione mi attribuisce una responsabilità fascicolata pari a quella che potrei avere per la congiuntivite del ministro della Salute», commenta D’Alfonso. «Sto al fascicolo come potrei stare con responsabilità alla congiuntivite del ministro. E io non vedo l’ora di poter parlare in qualche sede, spero che ciò avvenga prima della mia laurea in Giurisprudenza». E cioè, prima di dicembre. D’Alfonso ha scomodato Platone («si può contestare al cavallo l’assenza di cavallinità?») ma anche il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone («bisogna evitare di restare vittime di triangolazioni che fanno esperti denuncisti e inesperti della polizia giudiziaria»). Una difesa a spada tratta del suo operato. E di quello della Regione. Ma D’Alfonso è andato oltre. «Sono stato io per primo a sporgere una denuncia alla Procura per le pressioni ricevute. C’era chi telefonava tutti i giorni per farci modificare il bando. La verità è che non erano soddisfatti loro del bando della Regione perché avevano in mente di nominare uno del ministero». (m.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

