D’Ignazio: «Non ci sto a far cadere la giunta Ma resto dove sono»
L'AQUILA. «Io resto saldamente nel centrodestra, mi sono candidato per essere alternativo a D'Alfonso e lo resto. Ma ci sono elementi che mi contraddistinguono rispetto al Movimento 5 stelle e a...
L'AQUILA. «Io resto saldamente nel centrodestra, mi sono candidato per essere alternativo a D'Alfonso e lo resto. Ma ci sono elementi che mi contraddistinguono rispetto al Movimento 5 stelle e a Forza Italia, per questo valuterò di volta in volta come votare, perché ci sono provvedimenti che reputo di poter appoggiare e altri no». Il consigliere regionale Giorgio D'Ignazio si tira fuori dall’ipotesi di diventare prossimo componente della maggioranza regionale. «Smentisco una simile soluzione», dice riferendosi alla manovra che lo vedrebbe tirato dentro dal presidente D’Alfonso per sopperire ai non voti dei tre consiglieri “ribelli” (Di Matteo, Gerosolimo e Olivieri).
Ma cosa risponde a chi la indica come gia' convergente nella maggioranza?
«Faccio parte di un partito, il Nuovo centro destra del ministro Angelino Alfano e della sottosegretaria Federica Chiavaroli, che vota sì al referendum costituzionale. E anche io voterò sì. E questo è un elemento che mi avvicina a una maggioranza di cui ho condiviso alcuni passaggi, altri no. Ad esempio, nonostante le diversità politiche con l'assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, condivido la necessità di un ospedale unico nel Teramano, fermo restando la salvaguardia dei servizi al cittadino».
Lei non e' d'accordo con chi vorrebbe dare una scossa alla maggioranza?
«Io credo sia importante essere a disposizione in un'ottica di salvaguardia nazionale, in un momento difficile dopo gli ultimi terremoti che hanno messo in ginocchio molte aree interne. Il Teramano, in particolare».
Non teme di essere additato come colui che mira a una poltrona in regione tradendo i suoi elettori?
«Vado a dormire ogni notte convinto di avere fatto il mio dovere. Si dice di mandare a casa D'Alfonso, ripeto: sarebbe grave far cadere il governo regionale in un momento di difficoltà post-sisma. Glielo spiego con l'aneddoto dei due pescatori che sono su una barca che comincia a fare acqua. Quello che sta sopra avvisa il collega del pericolo, il quale gli risponde: “Che m'importa, tanto la barca non è mia”. E invece no: qui siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo lavorare insieme per non farla affondare».( m.g.)

