Dall’Erasmus a manager in Cina «Qui c’è dinamismo»

l lungo percorso di Fabrizio Ferri partito da Giulianova ora amministratore delegato di Fincantieri a Shanghai
PESCARA. Fabrizio Ferri, classe 1977 da Giulianova, è l'amministratore delegato della filiale cinese di Fincantieri. Fabrizio nel 2014 è stato selezionato per il programma dei Young Leader del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, istituzione fondata nel 1983 da Gianni Agnelli e David Rockefeller, con l'obiettivo di promuovere i rapporti fra i due Paesi.
Ogni anno, infatti, il Consiglio individua circa cinquanta giovani da tutto il mondo, di età compresa tra i 28 e 40 anni, che si sono distinti nelle carriere di diversi settori - industriale, finanziario, accademico, politico, del no profit e dei media - allo scopo di creare un network internazionale di conoscenze duraturo.
Per conoscere meglio il percorso di Fabrizio lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Shanghai.
Ferri, dove ha studiato, qual è stato il suo percorso formativo?
«Ho frequentato il liceo scientifico a Giulianova durante gli anni del grande preside Giulio Belfiore, professionista assoluto dell'educazione. Ho avuto la fortuna di avere dei professori di altissimo livello e alcuni compagni di classe con i quali sono ancora legatissimo. Dopo le superiori, nel 2002, mi sono laureato in Ingegneria meccanica a Bologna e nel 2007, dopo cinque anni di esperienza lavorativa nel settore automotive, ho fatto un investimento su me stesso partecipando, con il concorso di una borsa di studio, a un Master in Business Admnistration a Boston, negli Stati Uniti».
Qual è stata la sua prima esperienza all'estero?
«Appartengo alla "generazione Erasmus", quindi durante l'università ho studiato un semestre in Lituania, nei Paesi baltici. Questa è stata la mia prima vera esperienza formativa all'estero in una realtà molto diversa da quella italiana».
Prima di arrivare a Shanghai, ha lavorato in altri Paesi stranieri?
«Per lavoro ho passato molto tempo in Spagna, a Barcellona, e negli Stati Uniti, a Milwaukee, nel settore automotive, questo dal 2005 al 2007, poi c'è stato l'anno del Master a Boston fino al 2008. Nel 2009 mi sono trasferito per la prima volta in Cina, anche allora a Shanghai, dove ho aperto e gestito gli uffici di una società italiana del gruppo Severstal, multinazionale russa nel settore dell'acciaio. Questa esperienza, che si è rivelata molto importante per quello che avrei fatto dopo, è durata tre anni, fino al luglio 2012 quando, per fare il grande salto, mi sono trasferito a Trieste per entrare in Fincantieri come responsabile del Marketing strategico per il business delle navi da crociera».
Quindi quella attuale è la sua seconda esperienza in Cina?
«Sì. In Fincantieri mi sono occupato da subito anche del "progetto Cina", che ha avuto una forte accelerazione nel 2014 quando abbiamo firmato le prime intese con i nostri partner. Proprio per questo mi sono quindi trasferito di nuovo a Shanghai, dove ho curato l'apertura della nostra filiale cinese. All'inizio di luglio abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti verso la definitiva costituzione di una joint venture con una società del governo di Pechino per la costruzione sul posto delle prime navi da crociera destinate esclusivamente e appositamente personalizzate per il mercato cinese e asiatico. Questo progetto, fortemente voluto da Giuseppe Bono, amministratore delegato del nostro gruppo, che infatti lo ha supportato direttamente, permette a Fincantieri di cogliere prima dei suoi competitor opportunità ad elevatissimo potenziale strategico».
Com'è riuscito ad integrarsi in Cina?
«Sto cercando di studiare il cinese, ma non ho ancora raggiunto un livello soddisfacente. Per lavoro comunico in inglese con il mio staff e con i partner».
Quali gli aspetti più divergenti e le diversità tra la vita in l'Italia e in Cina?
«Vivere in Cina non è sempre facile, ma è estremamente affascinante. I cinesi hanno il dinamismo e l'entusiasmo tipici di una nazione che è cresciuta moltissimo negli ultimi anni. Il numero dei componenti della classe media aumenta di anno in anno e il potenziale offerto da un mercato di circa un miliardo e mezzo di individui rende il Paese, e in particolare Shanghai, un centro di interesse internazionale frequentato da persone da tutto il mondo.
Oggi infatti Shanghai, per qualità di servizi e infrastrutture, è una città che non ha nulla da invidiare a New York o Londra. L'unica pecca è l'inquinamento, criticità che il governo di Pechino sta combattendo con forza, con risultati che sono già tangibili».
Dopo questa “chiacchierata” sarebbe troppo facile, e anche fuori luogo, parlare di un altro caso di "cervello in fuga", perché Fincantieri sotto la guida di Bono è diventata un'azienda globale, tra le pochissime in Italia a poter vantare una leadership mondiale nel settore in cui opera.
E' altrettanto innegabile, e anche comprensibile, che dalle parole dell'intervistato traspaia l'orgoglio di un figlio della nostra terra consapevole delle responsabilità del suo ruolo, che non gli impediscono di farvi ritorno quando può per concedersi uno stacco e ritrovare gli amici dei tempi della scuola, ma anche, con sentimenti di gratitudine, per fare visita ai suoi genitori, che riposano nel cimitero di Giulianova.
Anna Bongiovanni
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