Di Matteo non ci sta Il partito lo processa Pronto a lasciare

25 Dicembre 2016

Riunione del gruppo Pd, l’assessore mette a disposizione le sue deleghe. E oggi il vertice di maggioranza

PESCARA. «Io un uomo di lotta e di governo? Sì, vengo da una storia in cui il mio partito predicava questo, ma adesso in questa fase, ci sono colleghi che sono diventati solo uomini di governo e hanno perso il criterio della lotta»: la risposta sibillina di Donato Di Matteo al governatore D’Alfonso avrebbe dovuto costituire una sorta di avviso ai naviganti per quello che succede di lì a poco. Ore 12, palazzo della Regione in viale Bovio. Sul calendario degli appuntamenti il governatore ha fatto scrivere: riunione degli eletti pd in consiglio regionale in vista della Legge di Bilancio. In realtà, consiglieri, capigruppo e segretario del Pd Marco Rapino siedono intorno al presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso per aprire il “processo” all’assessore “ribelle” Di Matteo, reo di aver presentato una piattaforma programmatica di dieci punti – insieme al collega di giunta Andrea Gerosolimo e al consigliere Mario Olivieri (entrambi Abruzzo Civico) – dalla quale ripartire nell’azione di governo.

Ci sono tutti e tutti ascoltano le parole dell’esperto assessore e grande portatore di voti, che non gradisce il “processo”. E che è carico come una molla. Di Matteo ribadisce in sostanza che non vuole nulla, nessuna poltrona, bensì vuole “dare” ma solo se c’è condivisione. Altrimenti, aggiunge gelando i colleghi nella sala, non si adegua. E mette quindi a disposizione le sue deleghe (Lavori pubblici, Parchi e Montagna, Emigranti). Di Matteo lascia così decidere a D’Alfonso (e al Pd): se dimissionarlo e aprire la crisi di giunta, o se varare una fase di verifica su ciò che i tre “ribelli” hanno messo sul piatto. Procedure legislative costruttive e decisioni collegiali, non percorsi isolati o azioni di forza. Tutti concetti già messi per iscritto e che erano stati per altro ribaditi nell’incontro che D’Alfonso ha avuto sabato sera a cena con i tre consiglieri e che avrebbe dovuto portare a un maggiore chiarimento. La “cena del baccalà”, considerato il menu servito in un ristorante di Pescara vecchia durante la quale sembra che le espressioni siano state più dirette e più dure.

Eppure il governatore non ha mollato e ieri mattina ne ha anche approfittato per regalare – come aveva anticipato a Il Centro – a Di Matteo una copia (un’altra è per Gerosolimo) del libro dello psicanalista Massimo Recalcati su “Il complesso di Telemaco, genitori e figli dopo il tramonto del padre”.

Anche il gesto del libro non dev’essere piaciuto all’assessore che all’interno di una parte del Pd gode tuttora di considerazione. Al punto che alcuni consiglieri hanno comunque condiviso le sue questioni in merito all’attività legislativa delle Commissioni. Lo stesso assessore ha posto come esempio i passaggi in discesa delle leggi Reasta (non condivisa con Pierpaolo Pietrucci) e sul’Aquila capoluogo mentre è ferma la sua sulla Delega alla montagna. Ora è il momento di decidere con il referendum del 4 dicembre che si avvicina. E a dire tutto è un’altra riunione stavolta allargata a tutti i consiglieri della maggioranza convocata per questa mattina.

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