Di Rupo: l'Europa torni a far sognare

L'intervento dell'ex premier belga all'apertura delle cerimonie per i 60 anni della tragedia di Marcinelle
MANOPPELLO. Ecco il discorso di Elio Di Rupo, sindaco di Mons e presidente del Partito Socialista Belga, ex primo ministro del Belgio, letto in occasione della cerimonia di apertura delle manifestazioni dedicate al sessantesimo anniversario della strage avvenuta nella miniera del Bois du Cazier, a Marcinelle (Belgio), l'8 agosto del 1956. Presenti all'inaugurazione, oltre a Di Rupo, la principessa di Belgio Astrid, l'ambasciatore in Italia Patrick Vercauteren, il governatore di Charleroi Tommy Leclerq il presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, il sindaco di Manoppello Giorgio De Luca e il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco. Dopo i saluti a Manoppello, le autorità hanno raggiunto l'Aurum di Pescara per partecipare al convegno su "1956-2016. Marcinelle, per non dimenticare", moderato dal giornalista del Centro Giuliano Di Tanna.
Altezza Reale, Eccellenza Ambasciatore Patrick Vercauteren, Presidente D’Alfonso, Governatore Tommy Leclercq, Signore, Signori, Cari Amici,
Nel 1948, mio padre Nicola, lasciò l’Abruzzo per trasferirsi in Belgio. Quando parti il suo bagaglio consisteva in una semplice valigia. Come milioni di italiani del dopoguerra, viveva in una condizione di opprimente miseria. Spinto dal desiderio di fuggire da questa terribile povertà, parti alla ricerca di un lavoro lasciando tutto ciò che amava : il suo paese natale, l'Abruzzo, sua moglie e i suoi figli. Alla fine del viaggio, lo attendeva un contratto di lavoro. Finalmente l'avvenire gli sorrideva! Sfortunatamente la realtà si rivelò alquanto diversa. Appena arrivato venne parcheggiato in una mensa con un grande dormitorio. In seguito lo raggiunsero mia madre e i suoi sei figli. La mia famiglia dovette sistemarsi dentro baracche di legno senza alcun tipo di comodità. L'inverno era rigido. Tutti i membri della famiglia si sentivano un po' come dei prigionieri: prigionieri del freddo, della pioggia, di un paese che avevano soprannominato “il paese nero”. Passarono dalle tenebre della povertà al buio più totale. Un tuffo nel buio che ancora non era giunto alla fine. Il vero scopo del viaggio era infatti la miniera. A parecchie centinaia di metri sotto terra, i minatori italiani, come tutti gli altri, dimenticarono cosa fosse la luce. Si immergevano nelle cavità della terra al mattino per riuscirne la sera tardi. Rinunciarono così, ancora di più, al sole e alla vita. Un gran numero di essi perse la vita in tragici incidenti. In Belgio come altrove, numerose miniere si erano trasformate in trappole mortali. Il disastro di Marcinelle, a Charleroi, dove 262 uomini andarono incontro alla morte, è, l'episodio più conosciuto tra i minatori. 136 erano italiani, 60 provenivano da questa regione, l'Abruzzo. È qui, nella la terra dei nostri antenati che, io oggi, rendo loro l'omaggio che si meritano.
Il dolore del loro dramma è condiviso da tutti noi. Inoltre, non si possono dimenticare il razzismo, le discriminazioni e il disdegno nei loro confronti che hanno dovuto subire. Le scritte sulle porte di alcuni caffè che indicavano “Vietato ai cani e agli italiani”, sono ancora un vivido ricordo. E naturalmente è inevitabile ripensare allo sfruttamento economico cui queste donne e questi uomini sono stati soggetti. Le catastrofi come quella di Marcinelle ci ricordano, ogni anno alla stessa data, che gli italiani hanno pagato caro il diritto di essere rispettati. Marcinelle ci impedisce di dimenticare. Il ricordo di questa tragedia ci obbliga a lavorare senza sosta per offrire un avvenire migliore ai nostri figli.
Madame, Cari Amici,
Gli accordi tra il Belgio e l'Italia, stipulati 70 anni fa, preannunciavano il grande progetto europeo. Personaggi come Altiero Spinelli, Jean Monnet, Robert Schuman hanno consentito la creazione dell'Unione Europea. Pur ricordando sempre il prezzo pagato dai minatori, dobbiamo pensare a tutti i risultati positivi conseguiti dall'Europa e a tutte le vittorie sulla fatalità. Io ne sono testimone : l'apertura delle frontiere ci ha consentito di intraprendere il cammino verso l'emancipazione. Il Belgio, il paese in cui sono nato, ha fatto di me un presidente di partito e un primo ministro. Mio padre, non avrebbe mai immaginato che alcuni decenni dopo potessi arrivare fin qua! È grazie ai suoi sacrifici e a quelli di mia madre che io, un bambino di povera famiglia, sono riuscito a passare dalle tenebre della povertà alla luce di una vita emozionante. Gliene sono infinitamente grato. Sono ugualmente riconoscente al Belgio e all'Europa.
Madame, Cari Amici,
eccoci giunti nel 2016. La costruzione di un'Europa unita rimane un percorso straordinariamente complesso e doloroso. Nonostante i progressi, vi’ sono fasi di arresto e di regressione. Ho ricordato l'uscita dalle tenebre dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ho parlato dei primi scambi tra i paesi e dell'integrazione raggiunta dai primi lavoratori. Oggi, sfortunatamente, stiamo assistendo al declino dell'Europa. Dagli anni '80, l'Europa ha messo da parte il proprio spirito originale a favore della deregolamentazione economica e della competizione globale. Un'ideologia così aggressiva ha finito con lo spaventare le persone e, a causa della pressante austerità, oggi un gran numero di cittadini prova indignazione. Al posto di tutelare i lavoratori, questi sono sempre più precari. Anziché garantire un'assistenza sociale adeguata, l’Europa, attacca e rende più fragili i sistemi esistenti. Sfortunatamente, bisogna sottolineare l'abbandono dell’Europa delle classi popolari, che in tutta risposta finiscono con l'abbracciare movimenti populisti e nazionalisti. Purtroppo, si verifica che l’Europa non fa più sognare.
Madame, Cari Amici,
è giunto il momento di reagire e di tornare all'essenza del progetto europeo originale. Un progetto fondato sulla solidarietà, sulla collaborazione, sugli scambi e sull'arricchimento reciproco. L'Europa è ancora in tempo per uscire dall’impasse e rinnovarsi insieme ai suoi abitanti. Per questo motivo deve rinunciare all'austerità e alle politiche che fanno soffrire i cittadini. Deve coinvolgere questi ultimi in progetti ambiziosi. Deve investire in modo massiccio in formazione, ricerca, cultura e innovazione.
L’Europa deve incrementare il sostegno per servizi pubblici efficienti, deve inoltre mettere la sua straordinaria forza al servizio dei più fragili. Deve proteggerli, aiutarli a risolvere i problemi, a farli emancipare. È questa l'Europa solidale e generosa che domani potrà ottenere l'appoggio da tutti gli europei. Mi rivolgo quindi a tutti i politici d'Europa. Impegniamoci insieme: verso ciò che desideriamo veramente. Ridiamo la speranza agli europei presentando un nuovo progetto economico e sociale. È così che renderemo onore ai pionieri come i nostri genitori o nonni, che hanno tanto sofferto per offrirci una vita migliore.
Madame, Cari Amici,
Una parola ancora… I minatori italiani, per noi, saranno sempre motivo di orgoglio e di cui ne decantiamo la gloria.
Grazie per la vostra attenzione.
Elio Di Rupo

