Diabete, in Abruzzo è quasi da record

Siamo tra le regioni con la più alta incidenza cronica. Come prevenirlo ed i consigli nella giornata mondiale sulla patologia
PESCARA. “Il diabete ha scelto me, ma anche io ho scelto me". Con questo slogan la campagna per la prevenzione del diabete vuol ricordare al paziente l'importanza della capacità di autogestirsi per tenere sotto controllo la malattia.
Oggi ricorre la giornata mondiale del diabete, e l'Abruzzo è tra le regioni con la più alta incidenza della patologia cronica: più di 100mila persone, il 7,5 per cento della popolazione. Accorgersi per tempo della malattia, o meglio ancora prevenirla, o ancora tenerla sotto controllo, si può. Anche le terapie, negli ultimi anni, hanno ridotto le complicazioni.
Ne parliamo con il professor Paolo Di Berardino (nella foto), presidente regionale dell'Amd, associazione medici Diabetologi e direttore dell'Unità operativa complessa di Medicina interna dell'ospedale di Popoli.
Professore, la comunità scientifica è attualmente concentrata sul concetto di "empowerment" del paziente, che cosa vuol dire?
«Vuol dire che il paziente va educato, e sotto la supervisione di uno specialista messo in condizioni di gestire la malattia, tenerla sotto controllo e prima ancora prevenirla. Stiamo cercando di formare il team diabetologico in grado di indirizzare il paziente verso un'autogestione ottimale, un' educazione terapeutica. In questo senso, il paziente non ha solo informazioni, ma viene messo nelle condizioni di utilizzare strumenti per correggere stile di vita tenendo la patologia sotto controllo. In questo processo assumono particolare importanza i medici di famiglia, che dovrebbero fare da trait d'union tra paziente e specialista».
Quali sono i sintomi del diabete, prima ancora di un accertamento clinico?
«I sintomi di diabete scompensato possono essere rappresentati da sete intensa, frequenza ad urinare e dimagrimento repentino. Questi vanno poi approfonditi attraverso esami di laboratorio volti a controllare i livelli di glicemia, colesterolo, emoglobina glicosilata e transaminasi. Questi controlli del sangue dovrebbero essere costanti comunque dopo i 40 anni ed in particolare se vi sono fattori di rischio come familiarità, obesità, pressione alta, caratteri della sindrome metabolica».
Come si previene il diabete?
«In generale mangiando meglio e facendo attività fisica regolare. Lo stile di vita va modificato se scorretto, ed oggi l'aumento di fattori di rischio quali l'obesità anche in età pediatrica ci spingono a tenere ancora più sotto controllo questo apetto. L'alimentazione deve essere equilibrata: frutta, verdura, ed occhio alle etichette. In generale il fabbisogno di ognuno prevede un'alimentazione composta per il 50 per cento da carboidrati complessi come pane o pasta, che possono essere mangiati anche insieme purché con condimenti non elaborati come il burro. È chiaro che poi è lo specialista a stabilire per ogni persona il fabbisogno di calorie. Limitare poi gli zuccheri semplici, a partire da quello nel caffè e nel latte; anche gli altri dolcificanti vanno evitati».
Che cosa dire invece delle proteine, animali e vegetali?
«Le carni bianche sono da preferire poiché le rosse sono più ricche di grassi saturi. Il 25 per cento dell'alimentazione dovrebbe essere rappresentato da proteine di carni, pesce e uova, ma anche da quelle vegetati come ad esempio quelle che si trovano nei legumi».
E l'attività fisica?
«Importante, ma senza strafare. Una passeggiata a passo sostenuto da 20-40 minuti, tre volte a settimana è sufficiente; senza, vengono stravolti i ritmi della persona».
Poi, ci sono le terapie.
«Laddove fallisce il controllo della malattia attraverso lo stile di vita interviene la terapia, ed oggi rispetto a qualche anno fa i risultati sono ottimi. Le complicazioni possono riguardare piccoli e grandi vasi sanguigni: dalla retinopatia diabetica che conduce alla cecità, alla nefropatia che determina poi la dialisi, fino al classico "piede diabetico", che determina ulcere agli arti inferiori. E poi si ricordi che i diabetici hanno il rischio aumentato di sviluppare infatti ed ictus».
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