Dimmi quanto rischi e ti dirò che cosa scegliere

Eliana Angelini, docente di economia alla D’Annunzio, spiega le varie opportunità: «Il piccolo risparmiatore eviti strumenti complessi e le scadenze troppo lunghe»
PESCARA. La professoressa Eliana Angelini insegna Economia degli Intermediari finanziari e di Economia del mercato mobiliare alla d’Annunzio Chieti-Pescara. A lei abbiamo chiesto di chiarirci le idee sul mercato finanziario alla luce del delicato periodo che sta vivenda l’intero settore.
Professoressa, quali sono gli strumenti d'investimento più efficaci e sicuri, oggi che i titoli di Stato hanno spesso rendimenti pari a zero se non, addirittura, negativi?
«Considerate le numerose incertezze che caratterizzano i mercati, si consiglia ai risparmiatori poco inclini al rischio di rimanere cauti, seguendo scelte di investimento estremamente conservative. Alcuni istituti bancari, ad esempio, offrono conti di deposito remunerati a tassi superiori all'1%, con vincoli temporali non molto impegnativi, tra i sei e i 12 mesi. Si tratta di forme di investimento sicure: un conto di deposito non superiore ai 100mila euro è garantito, in caso di dissesto della banca, dal Fondo Interbancario di tutela dei depositi, tenendo conto che la copertura opera per correntista: ciò significa che nel caso di conto cointestato a due soggetti, vi sarà garanzia fino a 200mila euro».
Che alternativa c’è?
«In una logica d'investimento più redditizia, i fondi comuni che investono in un paniere ben diversificato di titoli hanno recentemente dimostrato buoni rendimenti, a fronte di un livello di rischio medio. Particolarmente interessanti sono gli Etf, Echange trade funds, che al momento risultano la soluzione più intelligente visti i costi contenuti che li caratterizzano. Consigliabile, soprattutto ad una clientela giovane, è l'investimento in fondi pensione che assicurino il capitale investito: essi sono uno strumento fondamentale in termini prospettici, ai fini della costruzione di un proprio piano pensionistico».
Le offerte più allettanti?
«Per chi è alla ricerca di condizioni di remunerazione più generose, le opportunità non mancano, ma occorre molta prudenza e capacità di dosare la giusta esposizione all'interno di un portafoglio titoli, consapevoli dei rischi a cui si va incontro. Una delle possibili scelte può essere quella dei certificati e delle obbligazioni equity linked, che uniscono una protezione minima garantita alla possibilità di partecipare ai rialzi delle Borse. In pratica, viene prefissata l'eventuale massima perdita già al momento dell'acquisto, mentre i guadagni sono agganciati alla rivalutazione conseguita da un listino azionario, un paniere di azioni o un singolo titolo. Tuttavia, se parliamo di un piccolo risparmiatore, meglio evitare strumenti complessi, rischiosi e di difficile comprensione. Il problema è che questi prodotti sono spesso consigliati dalle banche senza che il cliente conosca adeguatamente i meccanismi sottostanti che ne determinano la rischiosità».
L’argomento è d’attualità. Quali suggerimenti si possono dare a un risparmiatore che non abbia un'elevata educazione finanziaria?
«Il primo suggerimento è banale ma imprescindibile: informarsi. Se i fogli informativi risultano troppo complessi, è bene affidarsi a qualcuno di fiducia, che abbia un minimo di cognizione finanziaria. Dunque non lasciarsi convincere in modo repentino da proposte di investimento dalle aspettative di rendimento estremamente elevate, ma assicurarsi, anzitutto, che il capitale investito sia garantito. Nella scelte di investimento spesso prevalgono elementi fiduciari verso la banca di riferimento; tuttavia, non sono mancate situazioni in cui - complici le pressioni di budget, a cui è spesso sottoposto il personale commerciale bancario, unitamente alla scarsa informazione finanziaria degli investitori - si è assistito al collocamento di strumenti d'investimento lontani dalle reali esigenze della clientela. È necessario informarsi adeguatamente prima di acquistare nuovi prodotti finanziari, con continuità e più attentamente che in passato».
In che modo le normative sul bail-in bancario, entrate in vigore con il 2016, possono riguardare i risparmiatori?
«La normativa definita "bail-in" fa riferimento al recepimento della direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) sui salvataggi e la risoluzione delle crisi bancarie. La parola chiave è "bail in", meccanismo di "salvataggio interno"; l'espressione si contrappone al "bail out", cioè il salvataggio esterno. Per decenni il conto dei dissesti creditizi veniva ripianato dagli Stati, con il ricorso alla fiscalità o ai Fondi di garanzia, come avvenuto in molti casi in Europa (in particolare per le banche irlandesi, inglesi, spagnole e tedesche). Ora, con il recepimento di tale direttiva, in caso di dissesto di un istituto di credito, si segna il passaggio da un sistema di superamento della crisi basato su risorse pubbliche, “bail out”, a un sistema in cui le perdite vengono trasferite agli investitori privati, azionisti e obbligazionisti in primis. La logica del “bail-in” prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite. L'ordine di priorità è questo: in primo luogo gli azionisti della banca stessa, successivamente gli investitori che posseggono obbligazioni "subordinate", gli investitori che posseggono obbligazioni "senior" e, per ultimi, i correntisti i cui depositi in conto corrente presentino un saldo superiore a 100mila euro».
E’ questa la vera novità?
«La vera novità della normativa riguarda i sottoscrittori di obbligazioni bancarie. A differenza del passato, i bond emessi dalle banche rientrano nelle attività assoggettabili al “bail-in”. Sono invece esclusi dal “bail-in” e non possono quindi essere né svalutati né convertiti in capitale: depositi protetti dal Fondo di garanzia, cioè quelli di importo fino a 100mila euro; le passività garantite, inclusi covered bond e altri strumenti; passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito; passività interbancarie; i debiti verso dipendenti, debiti commerciali e fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare».
Come si può costruire il proprio profilo finanziario per poi poter fare le scelte migliori?
«Il quesito è una buona occasione per approfondire il rapporto tra esigenze dell'investitore e scelte di investimento. La costruzione del proprio profilo finanziario è soggettiva e dipende essenzialmente dal capitale a disposizione, dalla durata dell'investimento e dalla personale propensione al rischio. Investimenti più rischiosi hanno un rendimento atteso più elevato. Sulla base di questo elemento occorre prestare particolare attenzione ai rendimenti proposti: se il titolo offre un rendimento superiore a quello dei titoli di Stato o di altri titoli aventi medesime caratteristiche, incorporerà un rischio maggiore .
Il punto centrale, in un'accurata politica di asset allocation, è la diversificazione del proprio portafoglio titoli. In particolare, si consiglia di investire in prodotti che non siano strettamente correlati: la correlazione può riguardare sia titoli appartenenti allo stesso settore, sia a settori particolarmente interconnessi; oppure a forme di interconnessione più recente legate al rischio Paese, quale quella instauratasi tra settore bancario e settore pubblico durante la crisi dell'Eurozona».
C’è dell’altro?
«Un ulteriore aspetto da valutare riguarda la liquidità dello strumento d'investimento. Ad esempio, molte obbligazioni bancarie vengono negoziate in contropartita diretta con l'istituto emittente e non sono quotate sui mercati regolamentati. In caso di smobilizzo dell'investimento prima della scadenza, la mancanza di un mercato ufficiale di quotazione, può pregiudicare la possibilità di vendita».
Quali sono le fonti più attendibili presso le quali assumere informazioni?
«La Consob, che ha disposto un manuale di educazione finanziaria; l'Abi, che ha agito in modo analogo; i bollettini e le comunicazioni della Banca d'Italia . Inoltre, è bene consultare abitualmente quotidiani e riviste specializzate.
L'Abi e le Associazioni dei consumatori Febaf (Federazione assicurazioni e finanza) e Feduf (Fondazione per l'educazione finanziaria) hanno predisposto una brochure, disponibile negli sportelli e online in versione digitale, per rispondere alle domande di correntisti, risparmiatori e investitori (azionisti e obbligazionisti) sul “bail-in” e le nuove regole di risoluzione delle crisi bancarie.
Si tratta della prima fase di una campagna di informazione in un periodo in cui il rapporto di fiducia fra banche e risparmiatori ha subito i contraccolpi delle quattro banche locali, una anche quotata, travolte dalla crisi».
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