Due sole Asl: Chieti-Pescara e resto d'Abruzzo per tagliare e cambiare i manager

La Regione incassa il via libera per dimezzare le Aziende e segue la strada dell’accorpamento: Pescara con Chieti e L’Aquila-Teramo-Lanciano-Vasto-Sulmona
PESCARA. Per cambiare il mondo occorre cambiare le regole; prima di cambiare i manager delle Asl, si deve cambiare l’intero sistema. Comincia a delinearsi lo scenario geopolitico della Sanità in Abruzzo.
La giunta con a capo il governatore Luciano D’Alfonso ha più volte manifestato l’intenzione di cambiare la gestione della Sanità pubblica secondo, è stato detto, criteri razionali sulla spesa e di efficienza nell’assistenza. Ma come? Come si può cambiare un apparato che appena lo si tocca sembra implodere per poi tirare fuori il peggio di sè?
L’assessore alla Sanità Silvio Paolucci ne ha avuto una dimostrazione nei giorni scorsi, quando nella riunione al ministero gli è stato detto che, a fronte della distrazione di 150milioni di euro dal bilancio della Sanità, deve continuare a tagliare i costi e i servizi ritenuti superflui: «Ma come si fa a spiegare a Roma che qui ormai anche i servizi più piccoli sono ritenuti preziosi e vengono difesi alla strenuo dai sindaci?».
E il problema diventa enorme quando si tratta di stravolgere l’intero sistema. In ballo c’è la plancia di comando, quindi i quattro direttori generali delle Asl abruzzesi che, aldilà dei risultati, buoni o cattivi, raccolti, hanno l’handicap di essere stati scelti dalla precedente amministrazione di centrodestra di Gianni Chiodi.
Il problema è che i manager sembrano blindati da contratti quinquennali che sono stati rinnovati non più tardi di 18 mesi fa. L’unico che “toglie il disturbo” è il dg di Teramo Rolleri, che il 31 luglio lascia per prendere un altro incarico a Milano. Restano Silveri (Avezzano-Sulmona-L’Aquila), Zavattaro (Lanciano-Vasto-Chieti) e D’Amario (Pescara). Silveri e Zavattaro stanno passando sotto le forche caudine (vedi tabella in alto) della verifica tecnica-amministrativa e assistenziale da parte della Regione sugli obiettivi raggiunti. D’Amario l’ha già superata.
Per cambiare il sistema la Regione cambia le carte in tavola. Cioè la distribuzione delle Asl e di conseguenza i manager. Solo in questo caso può superare i vincoli contrattuali ed evitare contenziosi (la storia insegna). E allora, quante Asl? L’idea è senz’altro di ridurle. Da quattro a due, forse addirittura a una sola grande azienda regionale. Di certo c’è che su queste opzioni c’è già il via libera dalla struttura tecnica dell’assessorato.
La strada intrapresa e sulla quale si sta lavorando è tuttavia quella delle due Asl la cui nuova geografia appare rivoluzionaria rispetto al passato, ma in linea con il concetto delle città metropolitane. L’idea è di unire la Asl di Pescara con la Asl di Chieti in modo da costituire una Asl metropolitana e di lasciare quindi Lanciano e Vasto nella nuova Azienda sanitaria che si andrebbe a formare insieme all’Aquila, Avezzano, Sulmona e Teramo. Uno sviluppo concentrico intorno ad un polo sanitario e che sappia dialogare in ogni sua nuova struttura. L’alternativa, a questo punto residuale delle due Asl. è quella di Teramo-L’Aquila-Avezzano-Sulmona e di Pescara-Chieti-Lanciano-Vasto.
Gli obiettivi restano quelli di ridurre le spese, aumentare gli investimenti, rendere più efficienti i servizi e uscire dal commissariamento Ma è innegabile che in questo modo anche i manager possono essere cambiati e scelti nell’elenco degli idonei che campeggia nel sito della Regione. Con qualche nome già sottolineato in rosso.
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