E a Pescara si pensa già alla nuova maxi-maternità

11 Marzo 2015

La chiusura di alcuni punti nascita porterà a 4 mila i parti nell’ospedale adriatico e il manager D’Amario pensa a nuovi spazi, come la palazzina rossa ex Ivap

PESCARA. Dopo quattro anni sotto sequestro, la palazzina rossa ex Ivap dell'ospedale civile di Pescara potrebbe essere restituita alla città e all'Abruzzo. Il progetto è quello di un polo materno-infantile che possa svilupparsi sui seimila metri quadrati dell'edificio che si affaccia su via Paolini, la cui ristrutturazione si è bruscamente interrotta anni fa a seguito di un'inchiesta giudiziaria. Oggi, questa struttura potrebbe diventare il fiore all'occhiello della sanità abruzzese. Ne è convinto il manager Asl Claudio D'Amario che ieri mattina, insieme ai primari dei reparti coinvolti e ai tecnici, ha tenuto una conferenza di servizi e poi un sopralluogo nei locali in disuso. «Abbiamo il dovere di ripartire con i lavori e andare avanti», ha detto D'Amario, «anche in vista dell'affluenza che si prevede nell'ospedale di Pescara dopo la chiusura di diversi punti nascita in Abruzzo. Siamo attualmente congestionati, non possiamo pensare di accogliere nuovi parti e alzare la qualità del servizio rimanendo nel padiglione attuale. Lo scenario da qui a due anni è quello di un'invasione, parliamo di circa 4 mila parti l'anno. Dobbiamo essere pronti ed evitare l'emergenza».

I tecnici stanno già approntando il progetto: a fine aprile è prevista la prima bozza, poi andrà sottoposto all'attenzione della Regione che dovrà autorizzarlo. «I soldi ci sono», spiega D'Amario, «se ce le sbloccano, abbiamo nelle nostre riserve circa trenta milioni di euro, e per ristrutturare l'edificio ne bastano sei. I tempi per la conclusione dei lavori dovrebbero aggirarsi al massimo sui 18 mesi». La struttura di via Paolini si sviluppa su sette piani, abbastanza per ospitare ostetricia e ginecologia, chirurgia pediatrica, neonatologia, il nido, gli ambulatori per l'interruzione di gravidanza, quelli dedicati a chi è in menopausa, e ancora, la terapia subintensiva, il pronto soccorso ostetrico e pediatrico, le sale parto, la sala per il parto in acqua, le sale operatorie. In più, andranno sfruttati i sotterranei. «Adesso sono abbandonati», continua D'Amario, «invece i tunnel vanno robotizzati e utilizzati per il trasporto di medicine, materiali e viveri, tutto lungo percorsi videosorvegliati».

All'incontro di ieri, erano presenti anche diversi primari: Maurizio Rosati di Ostetricia e Ginecologia, Pierluigi Lelli Chiesa di Chirurgia pediatrica, Giuliano Lombardi di Pediatria, e Carmine D'Incecco di Neonatologia. Insieme a loro, anche il capo della struttura tecnica, l'ingegnere Vincenzo Lomele, e il suo collaboratore Luigi Lauriola. «Avere tutto concentrato è l'ideale», spiega Rosati, «negli Stati Uniti ormai gli ospedali vengono costruiti in verticale, si sviluppano come un monoblocco. Riservare questa palazzina al polo materno-infantile è la scelta migliore, per i pazienti e per il progetto di medicina sociale che vogliamo portare avanti». Anche per Lelli Chiesa, «la situazione ottimale è quella di dare vita ad un polo materno-infantile». I due primari hanno poi puntato l'attenzione sulla necessità legata alla carenza di anestesisti. Senza dei professionisti dedicati infatti, nell'ospedale civile di Pescara non è possibile praticare il parto in epidurale. «Siamo fuori dalle direttive dell'Organizzazione mondiale della Sanità», hanno detto, «un ospedale come quello di Pescara non può non avere il parto indolore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA