E Abruzzo Civico mette i paletti al piano sanitario
PESCARA. C’è un accordo programmatico all’origine del rimpasto della giunta regionale. L’accordo è stato concluso l’8 settembre scorso dopo un confronto iniziato il 18 agosto e concluso dopo tre...
PESCARA. C’è un accordo programmatico all’origine del rimpasto della giunta regionale. L’accordo è stato concluso l’8 settembre scorso dopo un confronto iniziato il 18 agosto e concluso dopo tre incontri. Reca in calce solo quattro firme: quelle del presidente della giunta Luciano D’Alfonso, dei consiglieri regionali di Abruzzo Civico Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri e del consigliere del Pd Luciano Monticelli. Il risultato è stato il decreto n. 79 dell’11 settembre che ha sancito l’ingresso in giunta del movimento civico guidato da Giulio Borrelli. Cinque i punti affrontati dall’accordo: cultura, sanità, società partecipate, turismo e ambiente e metodo di lavoro. Cultura. Nel documento si condanna il sistema dei finanziamenti a pioggia che «finiscono per essere elargizioni agli amici a spese dei contribuenti» e non «tasselli di un disegno complessivo e armonico». Si auspica che attraverso i contributi europei, delle fondazioni e dei privati «le arti fioriscano in tutte le loro declinazioni» e «nessun abruzzese possa avere la percezione che ci siano figli privilegiati e figli negletti».
Si invoca una «maggiore trasparenza» del settore e una legge organica sulla materia «che stabilisca criteri di merito obiettivo» e che abbia come punto di partenza la legge regionale 46/2014. Si stabilisce infine di convocare entro il 2015 gli stati generali della cultura.
Sanità. È la parte più corposa e più dettagliata del documento che sembra rimettere in discussione alcune scelte già fatte e, si presume, già calate all’interno del Piano sanitario in via di completamento. L’accordo programmatico scende nelle pieghe dell’organizzazione ospedaliera soffermandosi anche sui singoli reparti e persino sulle strumentazioni da implementare. Si condivide innanzitutto «l’esigenza di uscire al più presto dal commissariamento per tornare a discutere di politica sanitaria in piena autonomia». Si sottolinea il bisogno urgente di un «ripensamento generale della rete ospedaliera». «L’idea di un ospedale unico e di un ospedale guida per ogni provincia», si legge nel documento, «non ci spaventa affatto», purché sia «una mossa programmata, studiata» e soprattutto «condivisa» dalle comunità che ospitano i piccoli presidi. I quali non vanno ridotti a semplici ospedali di comunità o case della salute ma vanno potenziati, esaltandone le eccellenze. Per esempio: l’accordo indica l’ospedale di Atri come centro regionale per la sclerosi multipla; stabilisce che si rafforzi la chirurgia della retina e che si potenzi l’unità di radiologia con l’acquisto di un «mammografo digitale dotato di tomosintesi». Si sottoscrive anche la riapertura di medicina nucleare, e così via. Per l’ospedale di Atessa, «oltre alla prevista casa della salute di terzo livello», si stabilisce che il presidio «va rafforzato tramite l’apertura di unità operative di medicina del lavoro» e che si istituiscano reparti di chirurgia ambulatoriale e in day surgery, per esempio per eseguire interventi alla cataratta. Per l’ospedale di Sulmona si pensa a un centro regionale di eccellenza per la trumatologia ortopedia in grado di servire l’interno bacino turistico.
Società partecipate. Per le partecipate si invoca trasparenza e l’avvio di una discussione in vista della loro «ristrutturazione e gestione» evitando «interventi estemporanei» (il riferimento è probabilmente ad Abruzzo Engineering). Su turismo e ambiente si chiede la «promozione di referendum abrogativi delle leggi nazionali che offendono le nostre bellezze ambientali». Quanto al metodo si chiede una riunione di maggioranza prima di ogni consiglio regionale e «meccanismi di raccordo settimanali tra membri della maggioranza e delle commissioni».
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