E c’è anche “Rita” la rendita integrativa che copre l’Ape

L’utilizzo dell’anticipo di pensione potrà essere pagato in parte utilizzando i versamenti del secondo pilastro
PESCARA. Se il costo dell’Ape, l’anticipo di pensione, vi sembra alto e se nello stesso tempo avete aderito alla previdenza complementare, dal 1° gennaio 2017 per ridurre l’impatto dell’Ape potrete utilizzare “Rita” (Rendita integrativa temporanea anticipata), con il vantaggio di poter ridurre (fino a anche dimezzare) il prestito bancario e quindi le rate ventennali da restituire attraverso il taglio dell’assegno mensile.
È l’ultima ipotesi di lavoro spuntata sui tavoli tecnici della cabina di regia economica di Palazzo Chigi.
I pensionati che aderiranno all’Ape, infatti, avranno una pensione ridotta rispetto a quella che, altrimenti, potrebbero ricevere qualora attendessero l’ordinaria età pensionabile.
Con “Rita”, il governo intende consentire, a chi sceglie l’Ape, di chiedere un trasferimento del capitale cumulato nel fondo pensione integrativo. In questo modo il lavoratore potrebbe chiedere un prestito Ape inferiore (per esempio del 50%) e integrare il suo reddito nei mesi di anticipo con il capitale ottenuto dal suo fondo pensione.
Per quanti nel 2017, opteranno per la “Rita”, il governo, pensa di introdurre uno sgravio dello 0,3% per ogni anno di iscrizione a un fondo superiore a 15 anni, con una tassazione sostitutiva più favorevole dall’attuale 23% al 9%.
In questo modo “Rita”, potrebbe diventare nel 2017, un’ottima opzione per quei lavoratori che vogliono andare in pensione in anticipo, perché potrebbero integrare il loro reddito, durante gli anni di passaggio alla pensione normale, con la sicurezza che una volta ottenuta la rendita anticipata essa sarà cumulabile, come l’Ape, con eventuali nuovi redditi da lavoro. La platea iniziale degli aventi diritto a Rita è ampia. Secondo i dati del governo, sono circa 350mila i lavoratori che nei prossimi 3 anni, potrebbero scegliere “Rita” avendo già aderito a un fondo pensione.
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