E l’acqua costa poco a chi l’imbottiglia ma tanto ai cittadini

7 Luglio 2014

PESCARA. Abruzzo promosso con riserva da Legambiente e Altreconomia nell'indagine annuale “Regioni imbottigliate” sui canoni di imbottigliamento dell'acqua: la regione, infatti, è una di quelle che...

PESCARA. Abruzzo promosso con riserva da Legambiente e Altreconomia nell'indagine annuale “Regioni imbottigliate” sui canoni di imbottigliamento dell'acqua: la regione, infatti, è una di quelle che applicano un doppio canone con importi uguali o superiori ad un euro al metro cubo ed una delle poche che prevedono forti sconti sui canoni delle concessioni per i volumi imbottigliati se le aziende sottoscrivono con la Regione un protocollo di intesa con accordi sulla difesa dei livelli occupazionali.

«I canoni di concessione stabiliti dalle Regioni», dichiara Giuseppe di Marco, presidente Legambiente Abruzzo, «sono estremamente bassi perfino in aree dove vi sono difficoltà di approvvigionamento idrico e il settore delle acque in bottiglia, così come altre attività che utilizzano e consumano i beni ambientali, deve rientrare in una più ampia riforma della fiscalità ambientale, così come previsto dalla normativa europea».

«Appare chiara», aggiunge, «la discordanza tra i costi pagati dalle aziende private, che imbottigliano acqua per il loro personale tornaconto, e quelli pagati dai cittadini, che si ritrovano ad acquistare a caro prezzo un bene che di fatto è già loro. La nostra proposta è di istituire un canone minimo nazionale per le concessioni di acque minerali pari ad almeno 20 euro al metrocubo (0,02 euro al litro imbottigliato). Ai tassi attuali di prelievo si ricaverebbero circa 250 milioni di euro che possono essere destinati alle politiche di tutela e gestione della risorsa idrica».

Legambiente ed Altreconomia hanno inoltre calcolato che l’acqua in bottiglia viene mediamente venduta a un prezzo di 0,26 euro al litro, mentre alle Regioni le aziende imbottigliatrici pagano in media un euro ogni 1000 litri, ovvero un millesimo di euro per litro imbottigliato, con ampi margini di guadagno. Quello che gli italiani vanno a pagare, infatti, è rappresentato per più del 90% dai costi della bottiglia, dei trasporti e della pubblicità, unito all’enorme guadagno dell’azienda in questione, e solo per l’1% dall’effettivo costo dell’acqua.