E la pioggia regala un’estate di funghi Ma fate attenzione
Stagione partita in anticipo e bene grazie al... meteo Boom nei boschi, ma anche troppi casi di avvelenamento
AVEZZANO. In Abruzzo è fungo-mania. Oltre 12mila i cercatori ufficiali, quelli muniti di tesserini, di cui 4.500 nella sola provincia dell’Aquila. Ma ci sono tantissimi altri raccoglitori non censiti e per questo irregolari. I boschi della regione sono sempre più affollati e in alcuni periodi dell’anno somigliano a piazze di città. Da qualche settimana se ne è avuto un assaggio. La pioggia estiva, che tanto ha fatto disperare i balneatori, è stata grande alleata dei fungaioli e quest’anno ha regalato fioriture anticipate nei boschi (non ai livelli del Nord Italia, ma comunque accettabili) e raccolte abbondanti. Soprattutto per quanto riguarda i porcini, i veri re della natura e della tavola, e i galletti. Un buon auspicio in vista dell’autunno.
Ma attenzione. I funghi, se non si conoscono, sono come mine anti-uomo. Come dimostrano i recenti tre casi di avvelenamento a Cappadocia, nella Marsica. I più a rischio sono i turisti.
«Nel 90% dei casi gli avvelenamenti colpiscono i villeggianti», sottolinea il micologo Stefano Maggi, «spesso sono imprudenti. Le persone del posto, infatti, tendono a raccogliere sempre le stesse specie e difficilmente si lasciano tentare da altre sconosciute. Con i funghi occorre la massima prudenza. Il consiglio è di farli sempre bollire prima di consumarli».
In Abruzzo sono state censite oltre 3mila specie di funghi e nella stragrande maggioranza gli habitat ideali sono sui monti delle province dell’Aquila, di Teramo e di Chieti (faggete, castagneti e leccete). Solo nel Parco Nazionale d’Abruzzo esistono 2.400 specie.
Attorno all’universo dei funghi esiste un vero e proprio business, quasi sempre in canali non ufficiali (i cercatori riforniscono direttamente ristoranti o negozi di alimentari). Porcini e galletti costano circa 20-25 euro al chilo. Niente a confronto del pregiato ovolo buono o Amanita caesarea, ottimo consumato anche crudo: per un chilo si arrivano a spendere anche 50-70 euro.
Ed è proprio questo il fungo che può far cadere in inganno gli sprovveduti, come dimostrano tragedie avvenute in passato, da Popoli a Capistrello. L’ovolo buono, nel suo stadio chiuso, potrebbe essere scambiato con l’Amanita (la mortale phalloides o la temibile Muscaria). Le insidie sono innumerevoli. Capita che vengano scambiati per buoni i Cortinarius orellamus o Cortinarius speciosissimus (causano un blocco renale e i sintomi possono manifestarsi anche dopo 15 giorni) i Tricholoma pardinum, l’Entoloma lividum e l’Amanita pantherina. Tutti comuni. Come è comune la Clitrocybe amoenolens, la cui pericolosità è stata scoperta di recente. Questo fungo spunta fra i pini neri (come sul Salviano ad Avezzano) e già è stato scambiato per il cardarello. La Clitrocybe Amoenolens provoca disturbi nervosi periferici negli arti che permangono anche per anni.
Per evitare pericoli, già dal 2006 la Regione ha tentato di disciplinare la raccolta con un’apposita legge.
«Dal 2011, anche chi già in possesso di un regolare tesserino» spiega il micologo Maggi «è tenuto a conseguire anche un attestato, con la frequenza a un corso. Il tesserino scade ogni cinque anni ed è gratuito per chi ha più di 65 anni. Per il rilascio, a cura delle Province, è necessaria una marca da bollo, mentre l’iscrizione si paga una volta l’anno ed è di 30 euro». Nota dolente rimane quella dei controlli. «Purtroppo ancora troppo pochi», commenta Maggi, «la competenza a vigilare spetta a polizia provinciale e Forestale dello Stato. In altre regioni esiste anche un numero verde da chiamare per avere consulenze. In Abruzzo invece non c’è».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

