E molti piccoli frantoi restano chiusi

29 Ottobre 2014

Il prezzo dell’olio passa da 6-7 euro per litro del 2013 agli 8-11 euro, 70 per un quintale di olive

CHIETI. Lo sanno bene gli olivicoltori, l’olivo è comunemente considerata pianta a produzione biennale: a un’annata di carico succede normalmente una di scarico. Poi ci sono le annate da annoverare come nefaste che accadono ogni trenta-quaranta anni e quella in corso è una di quelle: produzioni in calo dal 50 all’80%, qualità generalmente sotto la media a causa della cosiddetta mosca, costo del prodotto finito quasi raddoppiato.

Un “annus horribilis” tanto che la Coldiretti ha chiesto alla Regione di avviare le procedure per la richiesta dello stato di calamità naturale.

La mannaia si è abbattuta soprattutto sugli “hobbisti”, su quelle famiglie cioè che con le proprie piante producono olio per soddisfare il fabbisogno e per far entrare il resto ottenuto nel mercato. Stando alle cifre, rappresentano la stragrande maggioranza di coloro che si rivolgono ai circa quattrocento frantoi regionali. Quest’ultima è un’altra categoria che ha risentito della crisi tanto che molti di essi, soprattutto quelli più piccoli, quest’anno sono rimasti addirittura chiusi. Olive da molire arrivano anche dalle regioni limitrofe, Puglia soprattutto, tendenza che quest’anno è ancora più marcata che nel passato.

A fronte di questi dati e considerazioni, non tutto è negativo perché chi ha seguito le tecniche agronomiche, anche quest’anno ha ottenuto un prodotto ottimo, anche se i prezzi sono lievitati.

Proprio per questo le associazioni di categoria mettono in guardia i consumatori: spendere meno, specialmente quest’anno, fa portare in tavola olio scadente e prodotto fuori Abruzzo.

Perché alla fine, se si compra da produttori abruzzesi, la qualità è comunque garantita. «Sotto 6-7 euro a litro non si può vendere l’olio, i consumatori devono stare attenti perché il rischio è che, soprattutto quest’anno, a prezzi bassi – si vendono bottiglie di olio anche a 3 euro - non si sa che olio si porta in tavola» afferma Angelo Maria Di Giulio, frantoiano di Paglieta, associato Cia. «Ci sono produttori che lo scorso anno arrivavano con 100 quintali di olive da molire e quest’anno hanno portato solo 9 quintali, da mettersi a piangere. Nonostante tutto, non bisogna gettare la spugna e un appello va fatto a chi ci governa: aiutate l’agricoltura e l’olivicoltura perché la nostra storia, la nostra cultura e paesaggio risiedono nelle olive».

Un anno fa l’olio nuovo costava 6 o 7 euro per un litro, oggi si parte dagli 8 per arrivare fino a 11 euro. Un quintale di olive costa anche 70 euro e per molire, i prezzi sono fermi da un paio di anni: 13-14 euro a quintale.

L’anno scorso, l’Abruzzo (42 mila ettari di terreno coltivato a ulivi e 54.000 aziende che operano nel settore), con una produzione di circa ventimila tonnellate di olio, si è attestato al quinto posto nazionale per produzione. Nonostante ciò l’olivicoltura è la cenerentola delle produzioni agricole e una politica regionale che si faccia carico delle diverse emergenze e operi per un reale rilancio del settore, è quanto mai auspicabile.

Matteo Del Nobile

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