E nel Paese raddoppiano gli ultracentenari

31 Marzo 2015

L’Italia invecchia in maniera inarrestabile, necessari interventi per garantire una lunga vita attiva

ROMA. Il nostro Paese invecchia, in modo inarrestabile. Le culle sono sempre più vuote e nei grafici la speranza di vita è rappresentata da una linea in costante salita. Oggi oltre un italiano su cinque ha più di 65 anni. I “giovani anziani”, ossia chi ha tra i 65 e gli 74 anni, sono oltre 6 milioni, gli “anziani”, di età compresa tra i 75 e gli 84 anni, più di 4 milioni, i “grandi vecchi” oltre 1 milione e 700 mila. Gli ultracentenari, poi, sono raddoppiati: nel 2002 erano uno ogni 10mila residenti, nel 2013 quasi tre. Questo significa, in una prospettiva futura, un aumento della prevalenza delle malattie croniche con le relative implicazioni sulla spesa per l’assistenza sanitaria. L’Istituto nazionale di statistica prevede che i malati cronici gravi saranno più del 20% nel 2024 e saliranno a oltre il 22% nel 2034. Oggi la quota si ferma al 15%. Uno scenario inevitabile se continueranno ad essere carenti interventi preventivi mirati a garantire a chi è in là con l’età una condizione di vita ancora attiva e autonoma. Soprattutto chi non ha ancora compiuto 74 anni ha davanti a sè ancora diverse stagioni da vivere in forma. «È importante per lo sviluppo stesso del paese prendersi cura degli anziani», si legge nel rapporto Osservasalute, anche «per limitare gli interventi di assistenza socio-sanitaria più impegnativi e onerosi da un punto di vista economico». Bisogna anche considerare che ora il peso dell’assistenza agli anziani grava in parte sulle famiglie ma in futuro non sarà più possibile da un punto di vista economico e sociale, perché con una struttura fatta da nuclei di uno o due componenti e tanti anziani soli si sta dissolvendo la rete di assistenza informale tipica della realtà italiana.

Il Sistema sanitario pubblico oggi fa fronte a questo problema della cronicizzazione delle patologie attraverso le prescrizioni di farmaci. Nel 2013 sono state prescritte 1.032 dosi al giorno per mille abitanti, con un aumento del 4,8% rispetto all’anno precedente. I consumi sono aumentati soprattutto da parte degli anziani: dal 2010 al 2013 hanno raggiunto il 42,1% in chi ha 75 anni e oltre. La popolazione con più di 65 anni assorbe circa il 70% delle dosi giornaliere. Le classi più anziane detengono anche il primato della maggiore crescita nei consumi. Si sconta, anche in questo, la mancanza di politiche di prevenzione degli ultimi anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA