E sulla costa i balneatori sono paralizzati dalla Bolkestein

6 Dicembre 2014

PESCARA. «Voi li cambiereste i mobili di casa sapendo che tra sei mesi dovrete lasciare l'abitazione? Credo proprio di no. Tirereste a campare e se la sedia balla ci mettete una toppa». Usa questo...

PESCARA. «Voi li cambiereste i mobili di casa sapendo che tra sei mesi dovrete lasciare l'abitazione? Credo proprio di no. Tirereste a campare e se la sedia balla ci mettete una toppa». Usa questo esempio, il presidente di Assobalneari Italia, Fabrizio Licordari, per far capire la situazione di incertezza vissuta dal settore balneare. Un'incertezza dovuta all'applicazione della tanto discussa direttiva Bolkestein.

Nonostante la proroga delle attuali concessioni dal 2015 al 2020, la questione delle aste resta aperta e continua a far discutere. Dell'argomento si è parlato nel corso dell'assemblea di Assobalneari Abruzzo. Presenti, fra gli altri, oltre a Licordari, il presidente regionale dell'associazione, Ottavio Di Stanislao, il direttore di Confindustria Pescara, Luigi Di Giosaffatte, e il presidente della Camera di Commercio di Pescara, Daniele Becci.

In Abruzzo sono circa 700, tra stabilimenti balneari e hotel e camping con spiaggia, gli operatori del settore. Un settore che d'estate è in grado di dare lavoro ad oltre 3mila persone. Nonostante le potenzialità del sistema turistico balneare, gli imprenditori sono in attesa di conoscere le proprie sorti e la conseguenza è una situazione di stallo, in cui non si investe e non si programma, ma si sopravvive. «A risentirne», spiega il direttore di Assobalneari Abruzzo, Ciro Gorilla, «è l'intero indotto, che, di fatto, è fermo. E' tutto bloccato, con questa incertezza nessuno fa il passo più lungo della gamba».

Secondo Di Stanislao «con questo governo regionale non dovrebbero esserci problemi ad adottare un ordine del giorno simile a quello approvato dalle Marche». Un atto simbolico che, come sottolinea Licordari, «consentirebbe di costituire un fronte comune delle Regioni nei confronti del governo».

Lorenzo Dolce

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