Ecco i dieci punti per rilanciare il lavoro

9 Febbraio 2020

Legnini e il Pd lanciano la sfida al centrodestra regionale: «Le risorse ci sono e ammontano a 70 milioni da spendere in 2 anni»

PESCARA. Dieci punti e tre direttrici principali - industria 4.0, Carta di Pescara, e L’Aquila città della conoscenza - per rimettere al centro dell’azione politica il tema del lavoro, in una regione, l’Abruzzo, che deve ancora recuperare 11mila posti di lavoro persi dal 2008. È la proposta di legge regionale presentata ieri dai gruppi di centrosinistra che sul fronte delle politiche attive del lavoro accusano la maggioranza di «mancanza di strategia». I soldi ci sono, ha detto ieri Giovanni Legnini (Legnini presidente) nel corso di una conferenza stampa, lanciando la sfida al centrodestra, e derivano dai «35 milioni di euro trasferiti dal Governo come quota residuale degli ammortizzatori sociale non spesi, e da altri 40 milioni a valere sul Fondo sociale europeo». A questa somma si aggiungono altri 20 milioni di euro circa, ha spiegato invece Silvio Paolucci, (capogruppo del Pd), che si libereranno dalla rimodulazione della vecchia cartolarizzazione dei debiti sulla sanità. Presenti alla conferenza stampa anche Dino Pepe e Antonio Blasioli (Pd), e l’ex vice presidente e assessore al lavoro, Giovanni Lolli.
IL COMITATO. Innanzitutto, secondo il centrosinistra, occorre istituire un comitato regionale dedicato alle politiche attive del lavoro che si riunisca stabilmente, in grado di affrontare e incidere sulle vertenze occupazionali che caratterizzano questa fase della vita della regione. «Una volta», ha aggiunto Legnini, «c’era Giovanni Lolli che se ne occupava. Ora c’è il vuoto assoluto». E a proposito di vertenze, Legnini ha manifestato solidarietà agli operai della Faist di Lanciano dopo lo sgombero notturno del presidio davanti alla fabbrica da parte della Polizia.
DIECI PUNTI. Da “Mi formo e torno” a Garanzia Giovani, da un programma per sostenere la trasmissione d’impresa e il passaggio generazionale a Garanzia Lavoro, a Formazione a sportello, al contratto regionale di ricollocazione, il reinserimento di lavoratori esclusi, al sostegno al reddito delle famiglie che non per loro volontà escono dal mercato del lavoro. Le proposte del centrosinistra non riguardano solo il lavoro stabile, ma anche l’autoimpiego, con la promozione del microcredito, l’autoimpiego, e il raccordo tra le politiche del lavoro e quelle formative.
Secondo Pepe la proposta di legge presentata è un atto di generosità nei confronti della Giunta. «È la prima volta», ha detto, «che la Regione esprime una proposta di legge di sistema». Blasioli ha sottolineato che «la formazione è un caposaldo fondamentale» per la ricerca di un lavoro, così come la creazione delle condizioni in grado di rilanciare l’occupazione. Lolli ha posto l’accento sul crollo dell’8% delle ore lavorate, in dieci anni, come anticipato giorni dal Centro .
Nel dettaglio, il programma «Torno in Abruzzo» prevede forme di incentivo a tornare e restare in Abruzzo destinate a coloro che, in possesso di professionalità elevate, decidono di tornare nella loro regione. i La “Formazione a sportello” prevede invece contributi alle aziende per qualificare o riqualificare i propri lavoratori, in particolare in settori ad alto grado di innovazione. La proposta contiene anche la previsione di un sostegno straordinario alle famiglie di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro a causa di crisi aziendali: nel periodo tra la sospensione dallo stipendio e gli ammortizzatori sociali, la Regione eroga un contributo ai Comuni che provvedono alle necessità delle persone coinvolte.
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