Ecco l’accordo con i tre (ex) dissidenti Di Matteo: ma io faccio le mie battaglie

30 Dicembre 2016

Pace o tregua? Il ritorno in aula di due dei tre consiglieri regionali, che ha consentito alla maggioranza di centrosinistra di superare senza ansie le votazioni, sembra chiudere almeno per il...

Pace o tregua? Il ritorno in aula di due dei tre consiglieri regionali, che ha consentito alla maggioranza di centrosinistra di superare senza ansie le votazioni, sembra chiudere almeno per il momento la diaspora interna. Assente l’assessore Andrea Gerosolimo (Abruzzo Civico) per motivi di salute, l’altro assessore Donato Di Matteo (Pd) ed il consigliere Mario Olivieri (Abruzzo Civico) hanno trovato un punto d’intesa con il governatore Luciano D’Alfonso tramite quello che il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo chiama “accordicchio” diffondendone foto (in alto) e termini. «In questo documento viene spiegato a due assessori quali siano le loro deleghe», sostiene Febbo, «persino il presidente della commissione Sanità – settore particolarmente attenzionato tenendo conto del fatto che, dopo l'uscita dal commissariamento, la maggior parte delle voci del bilancio è ad esso rivolta – chiede di essere lui stesso coinvolto».

Accordicchio o no, il discorso in cui si è lanciato Di Matteo in aula non lascia adito a interpretazioni. «Se permangono le criticità, tolgo il disturbo», ha detto l’assessore pd lasciando quindi intendere come più di pace si tratta per il momento di tregua. Di Matteo

ha preso spunto dalle battaglie che porta avanti M5s per aggiungere che anche lui fa le sue. E che per il futuro si deve andare incontro «a un progetto riformista di centrosinistra» e lanciare ai cittadini segnali su settori strategici come la sanità ed i servizi nell’entroterra». Un altro sassolino Di Matteo ha voluto toglierselo parlando della legge sulla montagna «non solo come la legge stralcio Reasta» (che non ha mai digerito), ma con una «legge vera che promuova il sistema e porti equilibrio tra zone interne e la costa».

D’Alfonso ha preso appunti. Così come non dev’essergli sfuggito il voto contrario al Bilancio espresso da Giorgio D’Ignazio di Ncd. Sì, proprio D’Ignazio che pure il giorno prima aveva salvato la maggioranza sul numero legale. «Il mio è un voto contrario ma responsabile», ha spiegato.