Editoria, la Regione in campo

30 Novembre 2014

Interventi normativi per contrastare la crisi del settore

PESCARA. L'individuazione di una serie di interventi normativi ha caratterizzato il tavolo di lavoro “Verso la Conferenza sull'informazione” - che si dovrebbe tenere tra la fine di gennaio e febbraio - organizzato dalla Presidenza del Consiglio regionale per affrontare la crisi dell'editoria in Abruzzo con i vertici nazionali e regionali degli organismi di categoria dei giornalisti, Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Secondo il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, «se non si pone rimedio la crisi del settore può perdurare con il rischio che, come è successo per il settore infrastrutturale, l'Abruzzo possa rimanere indietro, rischiando l'isolamento: per questo è importante il nuovo metodo di lavoro, che passa da un confronto serio per individuare le possibili situazioni alle problematiche del settore dell'informazione in Abruzzo». Per il presidente dell'Ordine regionale dei Giornalisti, Stefano Pallotta, «si potrebbe elaborare una proposta di legge organica che vada a intervenire su diversi aspetti: dall'utilizzo dei fondi strutturali per finanziare nuovi progetti, al sostegno dell'editoria on line, tutelando quei media che rispettano le regole deontologiche e occupazionali». «Cerchiamo di fermare la ritirata e ripartiamo al contrattacco» ha aggiunto il segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, Franco Farias « perchè qui non stiamo parlando solo di salvaguardia dell'occupazione giornalistica, ma anche del rischio che il nostro territorio e le nostre realtà possano essere non più rappresentate». Secondo il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, «quando si passa con la ruspa sulla storia di un quotidiano come “Il Tempo”, significa che in Abruzzo c'è un problema di democrazia». Per il presidente della Fnsi, Giovanni Rossi, «tutte le Regioni dovrebbero utilizzare questo metodo che oggi cominciamo a sperimentare in Abruzzo. Come sindacato siamo pronti a studiare con le istituzioni nuove forme di contratto che possano adattarsi meglio alle esigenze della pubblica amministrazione».