Elezioni verso 16 liste con 464 candidati

8 Gennaio 2019

Legnini ne ha il numero maggiore. Marsilio oggi si gioca un doppio accordo. Marcozzi domani svela i nomi. E spunta Acerbo

PESCARA. Nella migliore delle ipotesi 16 liste per 464 candidati. Nella peggiore 14 con 406 nomi.
Le regionali del 10 febbraio si riassumono in quattro numeri. Tutto dipenderà dalle risposte di Udc e Fabrizio Di Stefano. Nella settimana decisiva, che si concluderà sabato con il deposito delle liste, facciamo il quadro di quanto sta accadendo. Sarà il candidato presidente Giovanni Legnini a vantare il maggior numero di liste che lo sostengono. In totale sono otto. Per il centrodestra, che punta sul candidato Marco Marsilio, il numero varia da quattro a sei: dipende da due nodi da sciogliere. Il Movimento 5 Stelle di Sara Marcozzi non ha problemi se non quello di rimpiazzare i candidati decretati dalle regionarie che hanno dovuto fare un passo indietro. Ma la lista è pronta. Infine, come cinque anni fa, il quarto candidato presidente potrebbe essere Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista. Partiamo con Legnini che schiera nell’ordine: la lista del Presidente, con l’ex rettore Luciano D’Amico, le dirigenti scolastiche Antonella Di Pietro e Paola Di Renzo e l’aquilano Chicco Di Benedetto. Ma in questa lista troviamo anche esponenti di Sinistra Italiana, come Enrico Raimondi (Chieti), Giorgio Gianella (Teramo) e Giovanni Di Iacovo (Pescara) in virtù di un patto di desistenza che SI ha attuato con Legnini. Passiamo poi ad Abruzzo in Comune, piena di sindaci, quindi Democratici-popolari per l’Abruzzo, che sarà presentata giovedì, con Licio Di Biase, Alfonso D’Alfonso e Pierangelo Guidobaldi; seguono + Abruzzo, con il consigliere regionale uscente Maurizio Di Nicola, Federica Chiavaroli, Giorgio D’Ignazio e Lucrezio Paolini; e Abruzzo Insieme, che sarà presentata oggi, in cui accanto a Donato Di Matteo non siede più Andrea Gerosolimo ma l’avvocato teramano Mauro Di Dalmazio. Il quadro si completa con Avanti Abruzzo, con i socialisti di Giorgio D’Ambrosio e l’Idv di Lelio De Santis; Sinistra-Sel, che schiera tra gli altri gli assessori uscenti Marinella Sclocco e Mario Mazzocca; e infine il Pd, alle prese con l’incognita Antonio Di Marco che, ieri sera a Pescara, ha dato la prova di forza, riempiendo la platea del pala Becci, alla vigilia dell’interrogatorio più importante della sua vita, quello per Rigopiano, previsto oggi.
Tirando le somme, sono 232 i candidati pro Legnini. Passiamo al centrodestra dove, oltre a Fratelli d’Italia, la Lega, Forza Italia e Azione Politica di Gianluca Zelli, c’è da sciogliere il nodo Udc-Dc- Idea su cui pende un veto assoluto di Giuseppe Bellachioma che anche ieri ha ribadito al Centro: «Se candidano Mario Olivieri e la moglie di Gerosolimo sono fuori dalla coalizione!». Ma i vertici dell’Udc gli rispondono che non accettano veti e annunciano una riunione decisiva per questa sera. Ieri, alle 21, Fabrizio Di Stefano doveva incontrare Bellachioma. Ma è saltato tutto (forse) a oggi.
Tirando le somme: Marsilio, se tutto gli va per il verso giusto, potrà contare su 164 candidati e sei liste. Ma per ora ne ha 4, con 58 nomi in meno. Una sola lista basta invece al Movimento 5 Stelle che candida come presidente Marcozzi. I nomi saranno resi noti domani. Ma rispetto ai 29 decisi con le regionarie, non ritroveremo quei consiglieri comunali rimasti in carica.
Infine ci potrebbe essere il ritorno di Acerbo, ieri a Roma per incontrare l’ambasciatore di Cuba, che per telefono conferma l’intenzione a candidarsi con una propria lista con 29 nomi, esattamente come accadde nel 2014 quando scese in campo per rivestire il ruolo della spina nel fianco di Luciano D’Alfonso. Anche oggi lo rifarebbe contro il Pd ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un discreto numero di firme da raccogliere in tutta la regione (non meno di 1.600 per provincia) entro sabato prossimo. Acerbo ieri è tornato all’attacco per tentare di far spostare la data delle elezioni dal 10 febbraio al 26 maggio. Il motivo è quello del maltempo. Così ha scritto ai quattro prefetti d’Abruzzo e alla Corte dei conti.