Emidio Pepe, 50 anni di attività e ora punta al mercato Usa

23 Novembre 2014

Lunga promozione negli States con incontri e degustazioni Wine Spectator include l’azienda nella Critic’s Choice

PESCARA. La sapienza degli antichi è nella cultura, anche vitivinicola, di Emidio Pepe, anche se la citazione “nemo propheta in patria” per lui non vale più. Dopo che per decenni è stato osannato dalle migliori classifiche di vino, internazionali e nazionali, raccontato da importanti riviste e visitato dai migliori esperti nella sua casa-azienda di Torano Nuovo, con i 50 anni della cantina Pepe arriva anche la definitiva celebrazione nel suo Abruzzo.

Perché le eccellenze del settore agroalimentare nella nostra regione, ha osservato durante il proprio intervento l'assessore all'agricoltura della Regione Abruzzo Dino Pepe, sembrano essere diventati i veri profeti della nuova economia abruzzese. Un settore, in particolare quello del vino in particolare, in ottima salute nonostante la crisi, che non conosce il fenomeno della fuga dei cervelli e che continua a crescere con grandi soddisfazioni nel mercato estero. Basta pensare al feeling tra gli Stati Uniti e il Montepulciano d'Abruzzo, ricordato ieri durante la festa in casa Pepe dal ristoratore Giovanni Di Saverio, titolare tra gli altri del famoso “Tre scalini” di New York, che ha raccontato del business fatto con il vino abruzzese di Emidio Pepe, già negli scorsi mesi in giro per gli States a colpi di interviste, cene di gala, presentazioni e verticali ambitissime, dove ha ottenuto il riconoscimento da Wine Spectator che lo include nella prestigiosa Critic's Choice.

La storia di Pepe è quella di un'impresa nata interpretando la tradizione e prendendo il meglio dall'innovazione, una formula vincente che oggi conta ogni anno 40.000 bottiglie esportate in oltre 15 Paesi. Emidio Pepe, con 50 vendemmie sulle spalle, ha accolto i tanti ospiti, importatori, giornalisti, critici, rappresentanti, ristoratori, sommelier, amici, giunti dall'Italia e dall'estero, per quella che è stata una unanime celebrazione in casa propria, circondata dall'affetto della comunità locale. Dopo la presentazione del libro “Manteniamoci giovani”, che Giuliano Sangiorgi ha dedicato a Pepe, durante la quale sono intervenuti il giornalista Antonio Paolini, tra i primi collaboratori della Guida ai vini d'Italia, e Marcello Martelli, primo giornalista ad aver riconosciuto il valore di Pepe e dei suoi vini, è seguita una degustazione di dodici annate selezionate dal 1964 al 2010 che in tre ore hanno svelato il concetto di “evoluzione” nel vino, caposaldo della filosofia di Emidio Pepe.

Quell'ostinato vignaiolo teramano che, senza conoscere l'inglese, è riuscito a far affermare i suoi vini oltreoceano molto prima dell'era di internet. E pensare che tutto cominciò al bar di Torano Nuovo, mezzo secolo fa, quando qualcuno chiese ad un proprietario terriero della zona cosa ne pensasse dell'idea di Pepe di imbottigliare il Montepulciano per lasciarlo riposare nel tempo. Rispose con piglio arrogante che si trattava di «un castello di carte». Ed Emidio raccolse la sfida: «Così cominciai a fare castelli di bottiglie». Il resto è storia scritta e decantata.

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