Fusione, ora decidono gli imprenditori

Domani si riuniranno le associazioni di categoria di Teramo e dell’Aquila per discutere sulla sospensione dell’iter
TERAMO. Il destino delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila torna, perlomeno in questa fase, nelle mani dei principali fruitori. Domani alle 16 nella sala dell’ente camerale teramano si riuniranno presidenti e direttori di tutte le associazioni di categoria che hanno presentato richiesta di essere rappresentate nei consigli camerali, sia di Teramo che dell’Aquila. E in questa sede, una volta per tutte, i due territori cercheranno una soluzione condivisa e il più possibile univoca.
Il nodo da sciogliere è se procedere subito alla fusione della Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia, secondo il processo avviato il 22 novembre 2016, cioè prima della legge di riforma. All’epoca il timore era che avvenissero tagli indiscriminati, senza tener conto ad esempio, dei numeri che vedono ben 41mila aziende fare capo alla Camera di commercio di Teramo, favorendo solo i capoluoghi di Regione. Per cui si pensò di giocare d’anticipo.
Poi però sono arrivati ben sette ricorsi al Tar Lazio, di diverse Camere di Commercio (Pavia, Ferrara, Crotone, Brindisi, Rieti, Terni, Massa Carrara): due sono stati già discussi. In entrambi i casi, nel marzo di quest’anno, il Tar ha dichiarato «rilevante e non manifestamente infondata la sollevata questione di legittimità costituzionale della riforma nella parte in cui prevede il parere, anziché l’intesa, con riferimento al principio di leale collaborazione» ed ha disposto la trasmissione immediata degli atti alla Corte Costituzionale con sospensione di giudizio.
E a questo punto l’assemblea della Camera di Commercio di Teramo, convocata dal presidente Gloriano Lanciotti, il 25 marzo ha approvato una delibera in cui chiede alla Regione, come hanno già fatto Lazio ed Emilia Romagna, di sospendere l’iter in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. Una delibera corrispondente, però, non è stata approvata dall’ente camerale aquilano del presidente Lorenzo Santilli. Nell’Aquilano ci sono state, anzi, alcune prese di posizione a favore dell’immediata fusione, come quella di Confindustria.
Contemporaneamente fervono contatti a Roma tramite Unioncamere: da un incontro con il vicepremier Luigi Di Maio è emerso che l’orientamento del governo è a modificare la legge di riforma della Camere di commercio. Un motivo in più, dunque, per aspettare che l’intricato quadro normativo si chiarisca.
Basilare, a questo punto, sarà la strategia che deciderà di attuare la Regione. Si tratta, ovviamente, di una decisione di stampo squisitamente politico. La struttura amministrativa della Regione, intanto, sembra aver già scelto una strada. Il direttore del dipartimento Sviluppo economico della Regione, Piergiorgio Tittarelli, ha chiesto un parere sul da farsi al ministero per lo Sviluppo economico, che non ha risposto. E a questo punto ha inviato una seconda lettera in cui annuncia che perdurando il silenzio entro dieci giorni sarà avviato l’iter della fusione. La lettera è datata 15, il termine dunque scade il 25 maggio.
Nel frattempo nel Teramano si susseguono le prese di posizione a favore di una sospensione dell’iter. Dopo le richieste in tal senso di Api e Aniem, anche il Comune si appresta ad approvare uno specifico ordine del giorno che chiede al governo e alla Regione di congelare l’iter in modo da poter avviare una riflessione «finalizzata a ridiscutere l’impianto normativo, con specifica attenzione alle particolari caratteristiche morfologiche, economiche, sociali, produttive dei territori» delle due province, «rese ancora più problematiche a seguito delle calamità naturali che negli ultimi anni hanno colpito il nostro territorio». Lo stesso sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto si è espresso molto nettamente e fermamente sulla necessità di sospendere la fusione.
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