«Gigi, Mario, Pasquale Quanti ricordi sul mitico Franchetti»

L’AQUILA. Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione, prima di essere un politico, è un montanaro, un alpinista della prima ora, “nato con gli scarponi” verrebbe da dire. Il suo rapporto con la...
L’AQUILA. Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione, prima di essere un politico, è un montanaro, un alpinista della prima ora, “nato con gli scarponi” verrebbe da dire. Il suo rapporto con la montagna è viscerale, amicale.
Assessore, com’è il quadro dei rifugi in Abruzzo?
«Desolante. Dobbiamo intervenire al più presto per recuperare un patrimonio prezioso e rendere le strutture di alta, media e bassa montagna finalmente fruibili. In molti di essi ci sono storie meravigliose da raccontare. Il rifugio Garibaldi, a Campo Pericoli, ad esempio, è molto vecchio, costruito all’inizio del ‘900. Ci andava una leggendaria Marietta, che da sola lo gestiva partendo dalla frazione di Assergi e facendosi molti chilometri a piedi in montagna. Ora è un rifugio che non ha più senso, buttato lì …».
Qual è la struttura che le sta più a cuore sul Gran Sasso?
«Senza dubbio il Franchetti, edificato alla fine del 1950. Bisogna ricordare che nel 1933 nel versante aquilano della montagna c’era la funivia, mentre in quello di Pietracamela (nel Teramano) non c’era nulla. Un gruppo di visionari guidati da Andrea Bafile, da suo fratello e da Marcello Vittorini, alpinisti del dopoguerra, trovarono una grotta che chiamarono “il buco” nella morena del ghiacciaio sopra al punto in cui oggi si trova il Franchetti. Caricandosi sacchi di cemento da Pietracamela, realizzarono una cucina e uno spazio per dormire. Rimase attivo fino al 1960, poi è arrivato il rifugio Franchetti, gestito per primo da Gigi Mario, il primo monaco buddista giapponese d’Occidente e grande arrampicatore che ora è a Orvieto. Sotto il suo insegnamento al Franchetti ho seguito il mio primo corso di arrampicata insieme ad alcuni cari amici aquilani. Ricordo uno di loro, Mario Angelantonio, che dormiva fuori dal rifugio per risparmiare 150 lire. Facevamo un corso fantastico dal punto di vista alpinistico, ma la cosa bella è che la sera c’era la parte teorica e Gigi applicava modelli zen».
Sul Franchetti ha dunque avuto il suo “imprinting” alpinistico?
«In qualche modo sì. All’epoca il gestore del rifugio era Pasquale Iannetti. Nel 1968 aprimmo insieme la via Mirka. Dopo 50 anni siamo andati a ripetere quella via con i nostri figli». (m.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

