Giulietti: chi vuole chiudere i giornali attacca la Costituzione
Il presidente nazionale del sindacato giornalisti: nessuno può impedire ai cronisti di fare domande scomode ai politici
PESCARA. Il presidente della Federazione nazionale della stampa, Beppe Giulietti, si accalora quando parla di diritto di cronaca, di attacchi alla categoria da parte di alcuni esponenti del “governo del cambiamento”, di unità tra i giornalisti. Ne parlerà mercoledì a Pescara (vedi articolo in pagina).
Giulietti, ricorda in passato di un ministro come Luigi Di Maio o di un sottosegretario (Vito Crimi) che si siano mai augurati la chiusura dei giornali?
«Senza spirito polemico, direi che è imbarazzante. Quando uno legge gli articoli 3 e 21 della Costituzione (uguaglianza e libertà di pensiero ndr) sembra che stia leggendo un manifesto coraggioso e radicale. Quello in atto è un attacco alla prima parte della Costituzione, senza referendum, senza dichiarare l’obiettivo. È di più anche rispetto le leggi bavaglio del governo Berlusconi, ma anche del provvedimento Mastella in un governo di centrosinistra. Poi c’erano stati reiterati tentativi».
Cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?
«Qui c’è un elemento che nasce in stretta connessione con il trumpismo, c’è l’idea che il capo di turno ritenga che la migliore forma di comunicazione sia senza domande, si affacci a un balcone e invii i suoi messaggi, che devono essere recepiti senza interlocuzione e senza inchiesta. Il giornalista che pone la domanda, diventa un ostacolo. Ma lo stesso discorso vale per i sindacati, i giudici, le parrocchie».
Non ritiene che così si colpiscano i più deboli?
«Infatti, si colpiscono i no profit, le pubblicazioni diocesane, non i grandi giornali. Attenzione, questo è il gentismo, il follismo, non il populismo che ha una radice nobile».
Come si reagisce all’attacco frontale del governo, o di una parte di esso?
«Come fanno centinaia di colleghi, non piegando la testa. Continuare con pazienza ad esercitare il proprio mestiere sulla linea dell’articolo 21. Rispetto al passato Fnsi, Ordine dei giornalisti e associazioni professionali sono uniti più che mai e ogni volta che un collega sarà attaccato accenderemo tutti i riflettori per difendere quel collega. Chi aggredisce un giornalista ha come obiettivo non il giornalista, ma mantenere nell’oscurità affari e malaffare».
Che ruolo potrebbero avere, in Italia, gli editori?
«Auspico che gli editori vogliano partecipare alle grandi battaglie, come in Usa, dove 350 editori hanno condiviso editoriali in cui è stato detto chiaramente a Trump: “Tu qui non passi”».
Quali i prossimi passaggi?
«Servirebbe una campagna coordinata nazionale, come anni fa quando andammo in tutte le piazze italiane. E poi formare in ogni regione comitati per l’articolo 21 della Costituzione. Pubblicherei come manifesto unitario le parole di Mattarella, intervenuto tre volte nelle ultime settimane, a difesa della libertà di informazione. Non dimentichiamo che le centrali delle fake news in Usa e Russia hanno attaccato Mattarella e il Papa».
In Abruzzo alcuni politici non perdono l’occasione per criticare le testate che fanno cronaca. Lo fanno dileggiando i giornali sui social, etichettando come fake news delle inchieste giornalistiche supportate da documentazione inoppugnabile. Come se ne esce?
«Da una parte iniziando a dire con nettezza che l’articolo 21 non tutela la diffamazione e quando un gruppo la fa si va al più vicino posto di polizia. Bisogna reagire con ogni strumento. La seconda è sviluppando una campagna molto più forte che si usa con le querele bavaglio, sproporzionate nella richiesta, come chi chiede per esempio 20 milioni di euro a un giornalista. Il 90% di queste querele viene archiviato. Noi riteniamo che chi presenta la querela in maniera temeraria debba depositare il 50% di ciò che chiede in un fondo per l’editoria per aiutare i cronisti in difficoltà».
Vista l’aria, non sarà facile. «È una campagna difficilissima. Ci sono stati casi di sequestro e perquisizioni ma i colleghi hanno cominciato a reagire in modo composto e determinato e il tribunale per il riesame ha revocato i provvedimenti. A Pescara parleremo anche di questo, ho accolto l’invito di Ezio Cerasi e dell’Assostampa abruzzese perché, oltre a blaterare, bisogna praticare una cosa antichissima, andare sui posti. Nessuno verrà lasciato per strada».
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