Gli italo-venezuelani: non lasciateci soli

17 Marzo 2019

Le storie del dramma di un intero popolo raccontate in redazione. Come quella di Pasqualina: «Hanno ucciso mia figlia»

PESCARA. In Venezuela ha perso la figlia di 19 anni, durante una rapina. Da maggio dell’anno scorso è a Pescara, «la città che mia figlia Rosalita aveva scelto per studiare», ma nel paese Sudamericano alle prese con una gravissima crisi ha lasciato un altro figlio e un nipotino. Pasqualina Cuozo è una donna che è passata attraverso l’esperienza più devastante per un genitore, la perdita di un figlio. È tornata in Italia, «perché lì anche curarsi è diventato impossibile». Una scelta sofferta, per Pasqualina, che ogni giorno si sveglia pensando al figlio e al nipotino rimasti in Venezuela, e alla situazione difficilissima con la quale fanno i conti ogni giorno.
LA LETTERA. Anche lei ha aderito alla rete che porta avanti una battaglia per sensibilizzare istituzioni e società rispetto alla gravissima situazione umanitaria nella quale versa la Repubblica Bolivariana. Ieri Pasqualina, assieme ad altre quindici persone era qui in redazione, per consegnare una lettera al direttore del Centro, Piero Anchino e chiedere attraverso il quotidiano degli abruzzesi, attenzione da parte del governo italiano al dramma che sta vivendo il Venezuela.
DA SOLI NON POSSIAMO. Lo slogan ripetuto è “Dasolinonpossiamo - Sos Venezuela”. Il black out di qualche giorno fa, secondo gli analisti, è costato 875 milioni di dollari di danni, e problemi gravissimi alle strutture sanitarie. Si parla perfino di bambini morti nelle incubatrici per mancanza di corrente elettrica. Tutto questo a fronte dello scontro istituzionale fra Nicolas Maduro, “erede” politico del defunto presidente Ugo Chavez, e Juan Guaidò, che lo scorso 5 gennaio è diventato presidente dell’Assemblea nazionale. Dopo gli Usa anche l’Unione europea ha riconosciuto a Guaidò il ruolo di presidente a interim. Ma non l’Italia. «Sul Venezuela», ha detto lo stesso vice premier Matteo Salvini, «non stiamo facendo una bella figura», ma nonostante questo l’Italia non ha ancora preso posizione. A vuoto anche l’esortazione rivolta in tal senso all’Italia dal ministro delle finanze Usa, Steven Mnuchin.
LA DENUNCIA. Così, ieri in redazione, Maria Claudia Lopez, architetto, rappresentante della comunità italo-venezuelana e attivista per i diritti umani ha spiegato a nome di tutti gli altri, l’obiettivo da raggiungere.
«Il Venezuela», dice, «vive uno dei periodi più bui della storia sotto un regime che da sempre non rispetta lo stato di diritto e che oggi si configura come una narco-dittatura. Il Venezuela è afflitto da un’irreversibile crisi umanitaria. Le cifre dell’esodo, secondo l’Onu, superano i 4 milioni, 3 negli ultimi anni». Una situazione che diventa ogni giorno più pesante: «La popolazione è in lotta pacifica da anni», aggiunge Maria Claudia Lopez , «ma il regime contro di essi ha schierato gruppi criminali e paramilitari impegnati in una guerriglia assidua contro cittadini inermi. La repressione è coadiuvata, ormai è un dato accertato, anche da gruppi terroristici Hezbollah». Bisogna prendere atto, spiega ancora Lopez, «che questa crisi non è risolvibile internamente al Venezuela, per via dell’impari rapporto di forza che il regime chiavista ha schierato contro la popolazione inerme».
L’APPELLO. Ed ecco la lettera per sollecitare il governo italiano «a prendere atto della gravissima crisi umanitaria, si fa appello ai liberi e forti affinché siano essi stessi portatori di questa richiesta urgente, che oggi noi a gran voce ribadiamo, per un intervento internazionale di peace keeping che sappia mettere al riparo il Venezuela, gli uomini, le donne e i bambini venezuelani, da questo orribile oppressione che non colpisce più solo nelle piazze, ma reprime e perseguita anche dentro le mura di casa. La forte presenza di concittadini italiani in territorio venezuelano», conclude, «dovrebbe impegnare il governo in un’azione più incisiva, e ad assumere una posizione indirizzata alla protezione dei profughi e della cittadinanza».