Honda, nuovo stop per l’avaria del cargo con i rifornimenti

8 Giugno 2014

La nave è ferma, gli operai un giorno in cassa integrazione I sindacati: così non riusciremo a centrare gli obiettivi

ATESSA. Ancora una giornata di cassa integrazione per mancata fornitura di materiali, domani, per lo stabilimento Honda di contrada Saletti.

Con quella di lunedì salgono a tre i giorni di fermo produttivo per la fabbrica delle due ruote, tutti imprevisti e derivanti da cause esterne allo stabilimento.

Il problema risiede nel fatto che una nave cargo con a bordo 45 container tra cui quelli che contengono le forniture provenienti dall'Asia per lo stabilimento Honda di Atessa, è bloccata, probabilmente in avaria, dal 5 maggio scorso.

La nave pare si stia trascinando in queste settimane da un porto all'altro del globo senza tuttavia alcuna possibilità di attracco e di scarico dei materiali. E le conseguenze per l'unico stabilimento per due ruote della Honda in Europa cominciano ad essere molto pesanti.

La Honda si trova a vivere infatti una situazione delicatissima. Da un lato una crisi strutturale che ha portato negli ultimi anni alla mobilità di circa la metà del personale, e dall'altro il piano New Honda Italy che prevede, entro il 2016, il definitivo pareggio di bilancio.

Ma la produzione non decolla. Nel 2014 di dovrebbe arrivare alla produzione di 70mila veicoli, un numero difficile da coprire soprattutto se, oltre al crollo delle richieste di due ruote dovuto alla crisi economica, ci si mette pure la carenza di materiali in un periodo produttivo (i due mesi estivi di giugno e luglio) che dovrebbe essere abbastanza favorevole per il mercato delle due ruote.

La Uilm da settimane è sul piede di guerra. «Chiediamo che la casa madre giapponese sia convocata in un nuovo incontro al Ministero dello sviluppo economico» scrivono le rsu Uilm dello stabilimento «per ridefinire i termini dell’accordo e far slittare la scadenza del pareggio di bilancio. Come possiamo raggiungere questo obiettivo, che è strettamente legato alla fatturazione se le navi provenienti dall’Asia non riescono a consegnare i pezzi per assemblare le moto e l’alternativa del trasporto aereo è costosissimo?».

La Honda finora ha ovviato alla carenza di materiali con aerei ponte, ma i costi altissimi di questo mezzo di trasporto rischiano di abbattersi sul prodotto finito. «Cara proprietà giapponese», scrivono le rsu - siamo fermamente convinti di poter recuperare le perdite produttive, ma riteniamo che non sia giusto che a pagare per scelte logistiche e organizzative debbano essere i dipendenti. Questa situazione sta danneggiando il futuro della Honda di Atessa e di tutti i lavoratori del territorio».

«Ricordiamo», sottolineano i rappresentanti di fabbrica della Uilm «che il progetto New Honda Italy, siglato al ministero dello Sviluppo Economico e condiviso con la stessa proprietà, prevede la garanzia del lavoro e non la cassa integrazione per i 355 dipendenti a tempo indeterminato e i 92 lavoratori stagionali».

Daria De Laurentiis

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