I cambiamenti climatici. Morire di caldo in Abruzzo e i danni dei nubifragi

Tra pochi giorni saranno passati sessant’anni dall’alluvione di Firenze
e da allora i fenomeni si ripetono sempre più. Anche l’Abruzzo diventa tropicale. Un’altra puntata di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento di Rete8 questa sera alle 22.30
Tra pochi giorni, il prossimo 4 novembre, saranno passati 60 anni dall’alluvione di Firenze che provocò 35 morti: quel giorno l’acqua arrivò in piazza del Duomo, toccò il primo piano delle abitazioni, allagò di 5 metri anche la tipografia del quotidiano cittadino La Nazione. Da quel giorno incancellabile, l’Italia si riscoprì indifesa dalla furia del maltempo ma, in tutti questi anni, fenomeni come quello di Firenze si sono soltanto moltiplicati perché il clima sta cambiando giorno dopo giorno. E più passa il tempo più il cambiamento climatico aumenta la sua forza dirompente. Fa sempre più caldo, i nubifragi non sono più un’eccezione ma una regola e anche il nostro Abruzzo è diventato una regione quasi tropicale. Lo dicono i numeri: il mese di agosto è stato il più caldo della storia con tre gradi e mezzo in più rispetto alla media degli ultimi 30 anni. Si chiama “Caldo e nubifragi” un’altra puntata di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (videomaker Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio).
CALDO RECORD
Le statistiche sul clima sono la base per capire l’evoluzione dei cambiamenti climatici: in Abruzzo, i numeri dell’ultimo trimestre certificano un fenomeno in divenire. Il mese di luglio ha fatto segnare un’anomalia termica di quasi 2,7° in più rispetto alla media del periodo 1991-2020. Agosto è stato il più caldo mai registrato nella storia della regione. Un mese rovente e senza pioggia (-40%), con una temperatura media superiore di ben tre gradi e mezzo rispetto alle medie degli ultimi trent’anni. Nell’altura di Santo Stefano di Sessanio si è toccato il picco con quattro gradi e mezzo oltre la norma, seguito da Lanciano con +4,1, Campo di Giove, Goriano Sicoli e Guardiagrele con 4 e Vasto con 3,9. E settembre ha concesso una tregua solo parziale: è stato il quarto più caldo dal 1974 a oggi. Il mese scorso l’anomalia media regionale è stata di più 1,7 gradi, ma con picchi che nel Chietino e nel Pescarese hanno sfiorato i 4 gradi sopra la media. Abbiamo vissuto ben 13 giorni puramente estivi e notti tropicali sulla costa, dove il termometro non è mai sceso sotto i venti gradi. Il tutto con un altro taglio netto alle piogge, diminuite del 41%.
ABRUZZO TROPICALE
E allora i dati analizzati dal Centro Cetemps dell’università dell'Aquila confermano una tendenza ormai inequivocabile: l’Abruzzo si sta tropicalizzando. Meno piogge, estati più lunghe e temperature record che mettono a dura prova l’agricoltura, le risorse idriche e gli ecosistemi della regione verde d’Europa.
FRANE E CROLLI
Il territorio ne paga le conseguenze con la siccità e le alluvioni e tutto questo innesca un effetto a catena: le superfici diventano ancora più fragili, le frane minacciano le case e le strade crollano come se fossero realizzate con i mattoncini delle costruzioni di plastica. Basta pensare a quello che è successo in Abruzzo a cavallo tra marzo e aprile quando, soprattutto nel Vastese e nell’Alto vastese, la pioggia torrenziale ha provocato danni su danni con frane, crolli e strade sparite: il crollo del ponte sul fiume Trigno al confine tra Abruzzo e Molise, con una vittima intrappolata in una macchina non ancora ritrovata, è il simbolo dell’emergenza. A 6 mesi di distanza, le strade restano distrutte e i sindaci si appellano al governo Meloni.
MORIRE DI CALDO
Ma non è soltanto il territorio a risentirne: il caldo anomalo aumenta anche i decessi delle persone e Pescara rappresenta un’emergenza nazionale. C’è uno studio su 854 città del mondo, guidato dall’Imperial College di Londra e dalla Londo School of hygiene and tropical medicine, che rivela una cosa particolarmente grave: di cambiamenti climatici si può anche morire e Pescara, la città abruzzese con il più alto tasso di cemento (51,87%), è quella in cui si è verificato il maggior numero di decessi imputabili proprio a questo. Lo studio dice che, in Italia, Napoli e Pescara sono le città in cui la mortalità attribuibile al clima che cambia è pari al 77% di tutta quella causata dal caldo mentre Gela è l’ultima con il 39%. A Pescara si contano 48 decessi attribuibili al riscaldamento climatico di origine antropica: significa 4,9 morti ogni 10.000 abitanti provocate dal troppo caldo.
CAPITALE DEL CEMENTO
Ma perché proprio Pescara è a rischio? Con oltre il 51% del territorio cementificato, Pescara soffre di “isole di calore”, così dice l’ultimo rapporto dell’Ispra sul consumo di suolo: significa che le distese di asfalto assorbono l’energia solare di giorno e poi la rilasciano durante la notte, facendo impennare le temperature estive fino a 6 gradi in più rispetto alle aree collinari circostanti. Accade perché il cemento interrompe un ciclo naturale: le piante e il suolo naturale rilasciano umidità nell'aria nelle ore calde, abbassando la temperatura circostante secondo l’effetto “condizionatore naturale”. Invece, l’asfalto e le pavimentazioni fermano questo processo. Quindi a Pescara, la capitale abruzzese del cemento, accade che strade e palazzi accumulano l’energia solare durante il giorno e continuano a irradiarla sotto forma di calore per tutta la notte. La conseguenza sono le “notti tropicali” in cui le temperature non scendono mai sotto i 20-22 °C. In un’immagine aerea dell’Ispra si vede che, in un’area verde di Pescara la temperatura era di 41,6°, poi, nella stessa area, con la costruzione di un polo logistico, la temperatura è salita a 42,8°. Secondo lo studio dell’Ispra, altro problema di Pescara è la barriera costituita dai fabbricati lungo la costa che ostacola l'ingresso della brezza marina verso l’interno della città, intrappolando l’aria calda e le polveri sottili. In questo scenario, si può morire davvero di caldo.
COSA PENSA LA GENTE
Il cambiamento climatico non è una moda generazionale né un tema di nicchia: per la maggioranza assoluta degli italiani è «una vera e propria emergenza prioritaria». È la fotografia scattata dall’ultimo sondaggio Ipsos Doxa in occasione di Ecomondo e degli Stati Generali della Green Economy in programma a Rimini, dal 3 novembre prossimo. Il 76% dei cittadini chiede più impegno contro la crisi climatica, un 60% si dichiara “fortemente preoccupato” e in prima linea ci sono donne, under 25 e over 55. Solo il 14% si dichiara scettico. Più di 7 italiani su 10 si dicono pronti a cambiare il proprio stile di vita e considerano la transizione energetica un obiettivo prioritario per l'Italia, anche a costo di agire prima di altri Paesi. La vera novità, però, arriva dal mondo produttivo. Le aziende chiedono di accelerare: il 64% ritiene troppo lento il percorso di transizione ecologica, una quota che sale al 74% per quella energetica. Tra le soluzioni più urgenti indicate dai cittadini spiccano l’abbandono dei combustibili fossili in favore delle rinnovabili (38,5%), l’efficienza energetica (35,3%) e una comunicazione più chiara e trasparente sulle sfide ambientali (25%).

