I capodogli morti fatti a pezzi e sepolti in un’area segreta

17 Settembre 2014

VASTO. Sono stati sotterrati in una località segreta i tre capodogli morti dopo essere spiaggiati, insieme ad altri quattro cetacei, a Punta Penna, nella riserva naturale di Punta Aderci. Per motivi...

VASTO. Sono stati sotterrati in una località segreta i tre capodogli morti dopo essere spiaggiati, insieme ad altri quattro cetacei, a Punta Penna, nella riserva naturale di Punta Aderci. Per motivi igienico-sanitari le carcasse sono state interrate in un sito di proprietà del Comune come prescritto da una ordinanza del sindaco Luciano Lapenna, ad una profondità di almeno due metri. Lo stesso provvedimento dispone il disseppellimento e la ricomposizione dell’apparato scheletrico dei capodogli tra circa cinque anni per motivi di ordine scientifico, come suggerito dal Centro studi cetacei onlus di Roseto degli Abruzzi.

Il trasporto delle carcasse è avvenuto sabato sera, intorno alle 20, con due automezzi muniti di cassone scaricabile a perfetta tenuta e dotato di apposita copertura. Minuziosa la scelta del terreno che è stato individuato tenendo conto di determinate caratteristiche (impermeabilità).

Con il seppellimento dei cetacei spiaggiati si spengono i riflettori che per giorni hanno documentato l’accaduto, ma non l’attenzione su un episodio che ha scatenato una mobilitazione e che ora ripropone con il problema della fragilità del mare Adriatico.

Lo scrive l’associazione Amici di Punta Aderci in una lettera aperta al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, agli assessori regionali all’Ambiente e alla Sanità, Mario Mazzocca e Silvio Paolucci e al ministro Gianluca Galletti.

«Non vogliamo entrare nel merito delle cause che sono ancora da accertare», attacca il sodalizio presieduto da Patrizia Mascetra, «tuttavia l’analogo precedente verificatosi nel dicembre 2009 sul Gargano, molto simile a quello accaduto a Vasto (per il quale lo studio pubblicato sulla rivista scientifica statunitense Plos One, a firma di Sandro Mazzariol e Giovanni Di Guardo, stabilisce una multifattorialità) impone una riflessione allarmata (e una reazione ferma) sui pericoli numerosi che minacciano un mare così fragile – e chiuso – come l’Adriatico. Le ricerche di petrolio avviate dalla Croazia nel mare Adriatico, che vanno in una direzione opposta a quella che migliaia di abruzzesi avevano manifestato con la ferma opposizione al progetto Ombrina Mare, hanno certamente, e ne avranno ancor più in futuro, effetti devastanti su un mare-lago come l’Adriatico».

L’associazione, nata per difendere la riserva di Punta Aderci, propone un confronto con tutte le altre regioni dell’Adriatico, «che affronti in maniera sinergica e con una visione d’insieme i problemi del mare; a esercitare tutte le possibili pressioni sul governo nazionale, affinché si addivenga ad accordi bilaterali con la Croazia. E’ ormai improcrastinabile una nuova politica dell’ambiente che non pensi al territorio come ad un puzzle, ma lo contempli come un armonico “tutto” che appartiene a tutti».

Anna Bontempo

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