I “No Snam” a Venezia per salvare il clima

8 Settembre 2019

Anche gli attivisti abruzzesi alla manifestazione alla Biennale del Cinema contro le fonti fossili

PESCARA . C’erano anche gli attivisti abruzzesi del coordinamento abruzzese No Hub del Gas, a Venezia, sul red carpet del Festival del cinema, alla manifestazione indetta per chiedere un cambio di rotta nelle politiche per la salvaguardia del clima. Centinaia di abruzzesi hanno detto no «alle opere che vogliono realizzare in Abruzzo, dai gasdotti Larino-Chieti e Sulmona-Foligno alla centrale a gas di Case Pente della Snam».
#WeWantTheRedCarpet è la parola d’ordine della giornata che ha visto sfilare, sempre a Venezia, ieri pomeriggio, la marcia per il clima nell’ambito del Climate Camp. Iniziative, si legge in una nota, volte a sollecitare un radicale e necessario cambio di rotta non solo nelle politiche energetiche ma anche di quelle sociali, visto che sono strettamente interconnesse. «I movimenti abruzzesi», ha detto Renato Di Nicola, attivista abruzzese del Coordinamento No Hub del Gas, «partecipano con convinzione alla costruzione di movimenti che si muovono su scala nazionale e internazionale perché sappiamo che le scelte politiche avvengono a diversi livelli. Ci mobilitiamo sul nostro territorio contro le opere fossili, da gasdotti come il Larino-Chieti e il Sulmona-Foligno alle centrali come quella che Snam vuole realizzare a Case Pente a Sulmona. È letteralmente una follia costruire infrastrutture fossili che dovrebbero funzionare fino al 2070 quando entro il 2050 dovremmo aver abbandonato carbone, petrolio e gas per salvare il Pianeta da impatti che mettono a rischio addirittura la sopravvivenza di interi Paesi se non della stessa umanità. Tra poche settimane le colline teatine verranno sventrate dal nuovo gasdotto Larino-Chieti, sacrificando ulivi e vigne per un’opera del tutto inutile, visto che i consumi sono già in calo e dovranno diminuire sempre di più grazie a efficienza e rinnovabili. I gasdotti già esistenti sono addirittura sovradimensionati e dovremo pensare a un piano di dismissioni, non certo a costruirne di nuovi con i soldi delle bollette dei cittadini. La solidarietà tra le lotte e la nascita di movimenti globali che agiscano a livello nazionale, europeo o mondiale sono però un momento fondamentale per ottenere decisioni e regole a favore dei cittadini e dell’ambiente e non per i soliti potenti come petrolieri e affini».