Il direttore di Economy e Investire: «Ascoltiamo Bill Gates. Serve una tassa sui robot»

Il giornalista economico Sergio Luciano: «L’AI si mangerà molti posti di lavoro
Usiamo quei soldi per finanziare il volontariato attivo su impegni non di mercato»
L'AQUILA
«Quel genio di Bill Gates, cofondatore di Microsoft, lo ha detto 5 anni fa: bisognerà mettere una tassa sui robot. Quei soldi potrebbero essere impegnati anche per pagare chi esce prima dal mercato del lavoro, per problemi di salute o altro, e viene impegnato nei lavori socialmente utili». Sergio Luciano, giornalista economico, già capo redattore delle pagine di economia e finanza del Sole 24 Ore, fondatore del Nuovo.it e direttore di Economy e Investire, lo dice a chiare lettere: il gap tra pensionati (sempre di più) e lavoratori (sempre di meno) non è una questione locale. Né dell'Abruzzo, né di altre regioni, ma planetaria.
Luciano, in Italia c'è un pensionato per ogni lavoratore: che lettura dà a questo rapporto?
«Sicuramente il primo tema è la denatalità spontanea. Non puoi costringere le persone a fare figli, se non li vogliono fare. Su questo, mi schiero dalla parte dei critici».
Ovvero da chi dice che cosa?
«Che i giovani non fanno i figli perché hanno avuto uno scenario davanti ai loro occhi di grande facilità di vita che, certamente, non cancella le frustrazioni e le delusioni, ma non fa venire voglia di privarsi di tutta una serie di possibilità di vita ed esistenziali in nome della maternità».
Tutta colpa delle donne che non vogliono fare i figli?
«Le donne hanno un gap di lavoro accertato. E non c'è legge che tenga: se rimangono incinta vengono penalizzate. Poi, ci sono altri fattori come il calo del reddito disponibile, ampiamente documentato dalle statistiche, che frena la natalità».
Non sarà anche l'avvento dell'AI a condizionare negativamente il mercato del lavoro?
«L'intelligenza artificiale si prepara a mangiare moltissimi posti di lavoro: è un dato di fatto. Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia. Serviranno sempre meno persone in fabbrica e nelle aziende. Il tema è dettare delle regole ferree, ben pagando quelli che continuano a lavorare e producono, e sovvenzionando quelli che non possono più essere tenuti nella filiera operativa perché svolgano funzioni sociali che non sono mercantili».
A chi si riferisce?
«A chi fuoriesce anticipatamente dal mercato lavoro per problematiche di vario genere. Esiste un fenomeno enorme che si chiama volontariato ed è questa roba qui, il volontariato attivo su impegni non di mercato, che dovrebbe assorbire la quota di mercato dei lavoratori che fuoriesce. Si chiamano lavori socialmente utili e sono, già oggi, nel repertorio della pubblica amministrazione. Solo che finora sono stati amministrati come prebende politiche e puri e semplici diversivi».
Analisi cruda.
«Non l'ho detto io. Lo ha detto anche Bill Gates, che bisogna mettere una tassa sui robot. E lo detto fatto anni fa, quando la situazione non era questa».
Ma l'Inps ce la farà a pagare le pensioni?
«Con la riforma Fornero che è ancora lì e nessuno ha tolto, nel giro di circa 10 anni, la parte di pensioni pagata con vecchio sistema retributivo finirà completamente di essere erogata. Nel 2037 ci saranno solo pensionati con sistema contributivo e una parte residuale di misto. I pensionati prenderanno molto meno, solo ciò che è stato capitalizzato, circa il 50% dell'ultimo stipendio. L'Inps ce la fa perché erogherà poco. Si troverà presto nella condizione di non andare al governo per chiedere il ripianamento del deficit, in quanto avrà smesso di pagare pensioni enormi. E i nuovi pensionati, quelli che magari guadagnavano mille euro al mese, avranno una pensione di 500».
Una miseria.
«Se è vero che a quell'età molte spese diminuiscono, come quelle per i figli, servono però soldi per i controlli, le medicine, la badante».
La Cgia di Mestre pone anche un problema di occupazione femminile. L'Italia è ultima in Europa, come lo risolviamo?
«Le donne hanno una specificità non ideologica, ma fattuale. Partoriscono. Questa cosa va socialmente riconosciuta e non è stato fatto abbastanza».
Ha qualche idea a tal proposito?
«Prima cosa bisogna imporre ai padri il congedo parentale della durata minima di tre mesi. I padri devono collaborare, altrimenti le donne tornano al lavoro dopo 9 mesi e trovano a stento uno sgabuzzino».
E la seconda?
«Fare come la Francia: mettere mano al portafoglio per sostenere le donne che scelgono la maternità. Tutto questo riporta il baricentro sul welfare, una coperta troppo corta. Per finanzialo dobbiamo inventarci risorse nuove».

